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SALTO NEL VUOTO




Che sapore hanno i sogni di un’esistenza a lungo rincorsi, fino a intuirne l’amara e fragile natura nei nostri pensieri? E quelli abbandonati a loro stessi, che pure avrebbero potuto colorarci le giornate di una felicità più tenue ma non meno spontanea e duratura? Non trovo la risposta nelle mie tasche, ma so per certo che questi quesiti basterebbero da soli a riempire buona parte della vita di una persona. La vita prolifera di bivi, possiamo solo scegliere una strada concordemente con quanto ci sentiamo di fare in un dato momento, ed alla fine del viaggio, constatare che il nostro cammino altro non è se non la risultanza di innumerevoli decisioni (piccole o grandi che siano) prese in congiunture differenti. I miei sogni li alimento, li coccolo, a volte sono io a lasciarmi viziare da loro senza incertezze, perché la vita è una sola ed è esageratamente breve.
Scrivere cose che riposano dentro il cuore, potendo quindi dirle evitando che la mente offuscata frantumi ogni logica, scrivendo anche il silenzio, poiché scrivendo qui, sarei in qualche modo un "profanatore"... In questo paradosso di scrivere quello che non vorrei scrivere e di rimandare quello che non dovrebbe essere rimandato, comprendo solo che sto fuggendo da un orizzonte per ritrovarmi in un altro, che per quanto sospetto, cammina con me e mi invita a un ulteriore procedere, immutabilmente cambiandosi, immutabilmente cambiandomi. Chi sceglie il cammino del cuore non sbaglia mai; chiunque prende la strada sicura è come se fosse morto; a volte chi sceglie il cammino più lungo arriva prima all'appuntamento con se stesso.



Pubblicato il 22/5/2012 alle 12.32 nella rubrica Interstizi.

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