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MARILA




                                  Dedicata a suo padre



Un viaggio attraverso lo specchio.
Il vento con il suo cullare invadente.
Il mare nelle sue forme morbide ed estinte.
Medito le ombre attraverso l'espressione della realtà.
Un sole tenue accarezza l'ebbrezza dei fondali oltre oceano,
un istante ancora per afferrare l'onda che contempla il tramonto.
Un veliero spezza il temporale,
l'ultimo fulmine fa eco tra le nuvole
e  la prua custodisce la danza dei delfini.
A occhi chiusi si  può cogliere l'armonia del tempo che sospira.
Un arpeggio segue lo sguardo del mare.
Guardami, ti guardo!
Il Marinaio  ha cresciuto la sua ammazzone tra perle coltivate e fondali luminosi, sale tra i capelli schiariti dal sole indossato per giorni... il suo profumo, unico come la trasparenza dell'acqua.
Ascolta!
Lo spazio immenso che ci abbraccia attraverso il tepore,
il colore che dipinge le rocce...
Sei l'ancora che non vuole essere gettata,
l'anfora che non vuole essere trovata,
la quiete che accompagna il silenzio dei fondali,
la luminosità dei coralli.
I tuoi piedi così grandi,
le unghie bianche,le linee di sale sulle braccia,
il tuo sorriso così travolgente come l'incanto di un'isola.
Ti immergi e attraverso i tuoi occhi vivo una vita selvaggia,
intensa, fuori da ogni sensazione,
ogni dettaglio è colmo di profondità.
Non fermiamoci, voglio guardarti ancora una volta,
sei come lo specchio di Venere, come Pantelleria,
come Cefalonia, come Ponza, ma soprattutto come il Marila.
Ancora una volta il vento tra i capelli e ridi, ridi tanto.
Le cime sono pronte, si sta facendo buio, continuiamo a navigare...
Guardami! dove sei? 
navigo...!   ma non trovo più la bussola!
Incontro al sole al calar del vento, mi avresti detto: "getta l'ancora"!!
Questa volta no.
L'ancora l'hai gettata tu.

Pubblicato il 24/3/2009 alle 17.40 nella rubrica Leggendo i miei Amici.

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