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BUONI RICORDI

 
Stavo risistemando la mia piccola biblioteca, quei libri che conservo come pezzi pregiati della mia vita, ma all’improvviso cadono lettere come una pioggia del passato. Le raccolgo pensando che forse è meglio rimettere tutto apposto senza guardare: spesso i nostri luoghi sono quelli in cui è meglio non guardare. Troppo tardi ne ho una tra le mani, e la apro leggendola...

 




Angoscia
 

Il tremito mi assale
tutto è caos, vorrei parlarti e vegliare su di te
il frastuono della gente mi offende,
vorrei urlare il dolore
che devo affogare dentro di me,
un nodo alla gola che fa fatica a scendere.
Piango nella paura del silenzio della notte
ricordo il tuo sorriso, le tue parole
mi dico che tutto passerà
che tutto tornerà come prima,
vorrei proteggerti dalla sofferenza
ma come posso?
Spero che questo incubo finisca.
Ti penso.



Ti immagino nel letto senza coscienza,
riposi come un bambino che niente sa, che sogna.
I tuoi occhi appesantiti finalmente riposano,
le tue membra si rilassano, il tuo respiro diventa calmo,
tutto è silenzio, nel tuo mondo ovattato
nessuno ti può nuocere.
Fuori il frastuono della stupidità, della curiosità imbecille, del mondo così diverso da te,
tu che sogni ancora come un bambino,
che vorresti amare tutti, tu che sorridi sempre a tutti,
tu che non capisci più questo mondo così diverso da te.
Mi manchi.



Perché dobbiamo sempre arrivare al limite
Per renderci conto che sbagliamo?
Perché solo adesso capisco i miei errori?
Ricordo le frasi dette, gli sguardi mancati
per punirci scioccamente.
Perché ferirci quando sappiamo che siamo importanti l’un l’altra?
Perché ci dimentichiamo di sopportare i difetti,
di limare le controversie, di sorridere alle idiozie.
Penso ai bei momenti vissuti e mai dimenticati,
alle risate fatte, agli insegnamenti reciproci,
questo tesoro immenso che nessuno potrà distruggere,
perché vive dentro di me ogni attimo,
nella speranza di poter sbocciare di nuovo con te come una rosa a primavera.


Ti ho visto! Fragile e pallido,
con il patimento che ti affligge.
La tua voce flebile
cerchi di essere te stesso, malgrado tutto.
I tuoi occhi si fanno piccoli e grigi,
ti allontani dagli altri sguardi
cerchi di incrociare i miei,
ci diciamo mille cose in silenzio.
Afferro la tua mano
non vorrei lasciare le tue fragili dita
che ho avuto paura di perdere.
Mi stacco e mi richiami indietro,
so che non vorresti lasciarmi andare,
non sai cosa dire per trattenermi.
Mi dici “ciao” con gli occhi tristi.
Ti regalo un sorriso, il più bel sorriso che io abbia
perché ti possa accompagnare durante le lunghe ore della notte!



Ho aperto il tuo armadietto, che emozione!
Ho raccolto i tuoi abiti, le tue camicie sapevano di
buono, le ho riposte in un sacchetto
le tue cravatte ancora annodate,
aspettavano di essere di nuovo indossate,
appoggiate in fretta, ma con ordine.
Niente in più, solo poche cose che parlano di te.
Allungo le mani, fortunato tu che sei alto
che arrivi fin sopra,
mi sembra di vederti mentre ti prepari per la routine.
Come vorrei che tu fossi qui,
ridere e starti vicino.
Quanto tempo dovrà ancora passare prima
che le tue camicie possano tornare di nuovo utili,
prima che tu apra di nuovo la crema per le mani
per ammorbidirle dopo il duro lavoro,
prima che tu chiuda quest’armadietto per andartene a casa,
con quel “ciao bella” pieno di stanchezza e di sollievo,
te ne vai via timidamente, senza disturbo,
perché dentro di te non ti senti incredibile, eppure lo sei
amico mio!!!



 

 

 

 

 

 

L’ ho rimessa dentro un libro che mi aveva regalato perché ne ho un buon ricordo.

http://heavenonearth.ilcannocchiale.it/2007/05/29/sogni_indotti.html

Pubblicato il 3/2/2009 alle 12.32 nella rubrica Dentro lo specchio .

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