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SUSY CI HA LASCIATO

 


Rompo il mio silenzio per condividere con voi amici virtuali una notizia che mi ha letteralmente lasciato senza fiato.

Susy alias http://www.ioelui.ilcannocchiale.it/  ci ha lasciato per sempre, ed anche se non l'ho mai conosciuta di persona resterà viva per sempre nel mio cuore. Una lama che mi entra nel più profondo, inaccettabile come tante altre cose di questa vita. Spero di incontrarla nell'aldilà, quando Dio mi chiamerà a lui, un Dio che non riesco ad amare e neppure a comprendere.

Un forte abbraccio a chi le ha voluto bene.

Marco


      

Eccovi un post di Susy che non dimenticherò mai...



E’ incredibile come cambia la vita quando si passa vicino alla morte.

Certo non è automatico, ma se la voglia di vivere prevale, allora si comincia un lungo percorso di risalita. Gli ostacoli sono molti e spesso si fa fatica a superarli, a volte si perde la forza di continuare a lottare, si cade, ci si rialza  anche se il dolore è forte.

Capita di chiedersi “ ma perché proprio a me!”, capita di auto commiserarsi, capita di provare rabbia ed invidia. Poi, riflettendo bene, ci si accorge che ogni sentimento negativo ci si rivolta contro, che il rancore fa venire mal di stomaco, che l’accidia ingrossa il fegato, che la rigidità, i sensi di colpa e la paura creano dei blocchi allo scorrere fluido delle energie.

Così, un giorno, il fisico, stanco di suonare i campanelli d’allarme, decide di ammalarsi seriamente per essere considerato. E ci si ritrova a parlare con il proprio corpo in maniera diversa. Si smette di punirlo con tutto ciò che è dannoso : alcol, fumo, droghe, cibi nocivi, animali morti, cibi trattati industrialmente, eccitanti, stress, mancanza di sonno….

In silenzio ci si ascolta e ci si interroga “ dove ho sbagliato, quando ho sbagliato ?”

Volevo essere perfetta agli occhi degli altri, volevo l’approvazione di tutti, volevo sentirmi importante, volevo amore.

Per non contrariare nessuno, per non sentirmi rimproverata, cercavo di dimenticare le mie esigenze.

Ero la figlia maggiore, quella che doveva dare il buon esempio.

Ero la sorella grande che doveva aiutare le due più piccole.

Ero la ragazza, responsabile, che doveva trovare al più presto un lavoro per dare una mano in famiglia.

Ero la donna che cercava uomini da amare che avessero problemi, così potevo prodigarmi per aiutarli.

Volevo sentirmi utile, anzi indispensabile.

Ed invece avevo bisogno di sicurezze, affetto, comprensione per le mie esigenze e i miei desideri,

stimoli, incoraggiamento, rispetto!

Le frustrazioni, mi rendevano sempre più ribelle, la ribellione mi portava a cercare sfide sempre più difficili e le difficoltà a raggiungere i miei obbiettivi mi riconducevano alla frustrazione.

Quando mi veniva la febbre, da piccola, ero contenta, perché non dovevo andare a scuola, non dovevo aiutare la mamma, potevo starmene a letto con i giornalini, mi sentivo più importante delle mie sorelline, perché tutte le attenzioni erano dedicate a me, ed ero curata ed accudita con amore.

Ora la malattia mi ha donato gli stessi vantaggi : mi ritrovo ad essere curata ed accudita, con tanto tempo libero e ben pochi doveri, ma soprattutto ho imparato diverse cose.

Ho imparato a essere disciplinata su tutto ciò che può farmi bene.

Ho imparato a non essere sempre disponibile, a non accettare sempre tutto, a non farmi carico dei problemi degli altri, a dire di no!

Ho imparato a perdonare i torti subiti e a lasciar andare tutte quelle persone che se ne sono già andate!

Ho imparato a chiedere se ho bisogno.

Ho imparato che la felicità sta dentro di me e nessuno me la può dare.

Ho  imparato ad avere fiducia.

Ho imparato ad apprezzare le piccole cose

L’altro giorno sono uscita di casa dopo due mesi, per andare a fare una visita medica, c’era una bell’aria milanese fredda e frizzantina, un po’ di sole velato  e ho trovato bellissima anche la mia strada un po’ sporca, con i muri dei palazzi imbrattati di scritte. Ho guardato con curiosità i piccoli cambiamenti: un nuovo negozio, gli addobbi natalizi nelle vetrine,  le luminarie appese tra una casa e l’altra, mi sono inebriata del profumo di caffè che usciva da un bar. Ho guardato la gente che camminava ancora più freneticamente del solito e mi sono sentita veramente felice di essere esentata dal caos natalizio!

La mia momentanea invalidità mi permette di rimanere fuori dalla  inutile corsa al regalo, che peraltro detesto, perché la maggior parte delle volte i regali che ricevo non mi sono per niente graditi e mi tocca riciclarli.

Non ho cenoni da preparare e sono giustificata se disdico gli inviti e quindi, fortunatamente, niente abbuffate  con relativi problemi di digestione e  di linea.

Il Natale dovrebbe essere un momento di raccoglimento e i doni, un simbolo di disponibilità ed amore verso le persone care, ma anche verso chi soffre, chi ha problemi ed è meno fortunato di noi, invece è diventata solo una festa consumistica priva di significato.

Per me quest’anno sarà un bel Natale, tranquillo, con il calore e l’affetto di pochi intimi scelti accuratamente e il dono più bello che potessi ricevere : camminare su due gambe!

SUSY  20/12/2007

Pubblicato il 18/5/2008 alle 17.45 nella rubrica Pensando ad altri.

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