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SOLITUDINI

 





La solitudine attraversa silenziosa: adolescenti, uomini, donne e anziani.

Presenze asfissianti e assenze che ti lasciano senza fiato…


Troppo spesso la solitudine viene considerata un tarlo nella società contemporanea con isolamento, assenza di affetti, di un sostegno mentale e disadattamento. Quindi una condizione inadatta all'uomo che, come diceva Aristotele, è un "animale sociale". Esiste la solitudine dell'anziano abbandonato, che non ha le risorse economiche o psicologiche per farcela da solo, che non ha più progetti, oppure è d'intralcio familiare. Esiste la solitudine del giovane che non trova ascolto all'interno della famiglia e non riesce ad adeguarsi alle prospettive di un futuro incerto, finendo nel mondo subdolo dell’anoressia e bulimia o ancor peggio in quello della droga. C’è quella della donna, relegata in un ruolo che non riconosce come proprio, prigioniera di pregiudizi e di consuetudini ormai estranee al suo modo di essere. Ci può essere la solitudine del lavoratore estromesso precocemente dal mondo produttivo, il quale non trovando solidarietà nella società in cui vive, e non sentendosi più utile, si colpevolizza così ingiustamente. Ma paradossalmente la solitudine può essere anche una meravigliosa opportunità di sviluppo e di benessere interiore, occasione preziosa da sfruttare.

Pubblicato il 11/1/2008 alle 20.11 nella rubrica Percorsi.

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