.
Annunci online

Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
31 maggio 2008
CONGEDO (Un ponte sospeso nel tempo) 17 dicembre 2006/ 31 maggio 2008


        


IN UN CRESCENDO PAROSSISTICO

CHE FINISCE INVITABILMENTE PER DISSOLVERSI

SI SMARRISCE IN SUPERFICIE

SI INFRANGE E CROLLA SULLE SUE STESSE AMBIZIONI

VOLTEGGIANDO SULLA TESTA DEGLI ASTANTI

RAPITO FRA LE LACRIME

DI UN INEVITABILE ADDIO.



"Un passo indietro"

Talvolta è necessario trovare un momento di pausa nella continua rincorsa della vita per cercare di capire dove si sta andando, per ritrovare noi stessi e permettendo di evitare un’infinità di errori percorrendo vicoli ciechi. La fretta nel prendere decisioni è spesso la conseguenza della poca lucidità con cui ci si avventura in percorsi mal tracciati e questa folle rincorsa ci trova impreparati a prendere decisioni importanti. Eppure la fretta imperversante non accenna a rallentare, continua l’affanno nel tentativo di recuperare ciò che ci sfugge perché mal concepito. E su questo percorso disordinato che è diventato un indecifrabile labirinto, si continua a girare come trottole impazzite percorrendo per troppo tempo tortuosi sbandamenti. Non basta più dire “fermiamoci a pensare”. Prima di poter guardare avanti, per tracciare una rotta che non sia una cieca deriva nel gorgo delle correnti, occorre voltarsi indietro per uscire dalla nebbia e ritrovare le radici e l’identità e definire con più chiarezza le nostre intenzioni e liberarci dal vortice autodistruttivo e muovendoci in avanti con più convinzioni e meno insicurezze, ritrovando la strada verso il “nuovo” davvero utile e fertile. Quel “passo indietro” ci farà risparmiare nei “passi avanti” successivi trovando la soluzione e capire meglio in quale percorso siamo e dove vogliamo andare verso la qualità della nostra vita e di coloro che ci stanno accanto e alle quali vogliamo bene.




           




permalink | inviato da HeavenonEarth il 31/5/2008 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (68) | Versione per la stampa
21 maggio 2008
DISTACCO TEMPORANEO
 

     Mi riprendo quel tempo per me stesso che avevo interrotto
     lasciandovi queste parole di Sergio Matino.
     Buona lettura e buona riflessione.




Le parole sono ponti per attraversare. Pali serrati gli uni agli altri da funi di gioia, di dolore, di speranza, di sogni. Un passaggio verso la differenza per capire l'oltre e imparare dall'oltre, perchè l'oltre mi conosca. Parole amare, amiche, vere, bugiarde. Parole di gioia, di rabbia. Parole d'amore, quante! Troppe per qualcuno, mai abbastanza per me. Mai abbastanza per chi non può rassegnarsi a pensare che sia finito il tempo della compagnia, quando le parole confortavano pene e sanavano ferite. Quando ti scontravi con la parola avversa, curiosa, sgradita che ti provocava, scomodava eppure ti motivava, ti spingeva verso, fuori, allo scoperto o dentro per continuare con le parole/pensiero. Siamo fatti di parole, siamo scambio di lettere sussurrate o gridate. Quanto vuoto nel tempo delle parole confezionate. Sarà forse il caso che ricominciamo a parlare.

SERGIO MATINO






permalink | inviato da HeavenonEarth il 21/5/2008 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa
18 maggio 2008
SUSY CI HA LASCIATO

 


Rompo il mio silenzio per condividere con voi amici virtuali una notizia che mi ha letteralmente lasciato senza fiato.

Susy alias http://www.ioelui.ilcannocchiale.it/  ci ha lasciato per sempre, ed anche se non l'ho mai conosciuta di persona resterà viva per sempre nel mio cuore. Una lama che mi entra nel più profondo, inaccettabile come tante altre cose di questa vita. Spero di incontrarla nell'aldilà, quando Dio mi chiamerà a lui, un Dio che non riesco ad amare e neppure a comprendere.

Un forte abbraccio a chi le ha voluto bene.

Marco


      

Eccovi un post di Susy che non dimenticherò mai...



E’ incredibile come cambia la vita quando si passa vicino alla morte.

Certo non è automatico, ma se la voglia di vivere prevale, allora si comincia un lungo percorso di risalita. Gli ostacoli sono molti e spesso si fa fatica a superarli, a volte si perde la forza di continuare a lottare, si cade, ci si rialza  anche se il dolore è forte.

Capita di chiedersi “ ma perché proprio a me!”, capita di auto commiserarsi, capita di provare rabbia ed invidia. Poi, riflettendo bene, ci si accorge che ogni sentimento negativo ci si rivolta contro, che il rancore fa venire mal di stomaco, che l’accidia ingrossa il fegato, che la rigidità, i sensi di colpa e la paura creano dei blocchi allo scorrere fluido delle energie.

Così, un giorno, il fisico, stanco di suonare i campanelli d’allarme, decide di ammalarsi seriamente per essere considerato. E ci si ritrova a parlare con il proprio corpo in maniera diversa. Si smette di punirlo con tutto ciò che è dannoso : alcol, fumo, droghe, cibi nocivi, animali morti, cibi trattati industrialmente, eccitanti, stress, mancanza di sonno….

In silenzio ci si ascolta e ci si interroga “ dove ho sbagliato, quando ho sbagliato ?”

Volevo essere perfetta agli occhi degli altri, volevo l’approvazione di tutti, volevo sentirmi importante, volevo amore.

Per non contrariare nessuno, per non sentirmi rimproverata, cercavo di dimenticare le mie esigenze.

Ero la figlia maggiore, quella che doveva dare il buon esempio.

Ero la sorella grande che doveva aiutare le due più piccole.

Ero la ragazza, responsabile, che doveva trovare al più presto un lavoro per dare una mano in famiglia.

Ero la donna che cercava uomini da amare che avessero problemi, così potevo prodigarmi per aiutarli.

Volevo sentirmi utile, anzi indispensabile.

Ed invece avevo bisogno di sicurezze, affetto, comprensione per le mie esigenze e i miei desideri,

stimoli, incoraggiamento, rispetto!

Le frustrazioni, mi rendevano sempre più ribelle, la ribellione mi portava a cercare sfide sempre più difficili e le difficoltà a raggiungere i miei obbiettivi mi riconducevano alla frustrazione.

Quando mi veniva la febbre, da piccola, ero contenta, perché non dovevo andare a scuola, non dovevo aiutare la mamma, potevo starmene a letto con i giornalini, mi sentivo più importante delle mie sorelline, perché tutte le attenzioni erano dedicate a me, ed ero curata ed accudita con amore.

Ora la malattia mi ha donato gli stessi vantaggi : mi ritrovo ad essere curata ed accudita, con tanto tempo libero e ben pochi doveri, ma soprattutto ho imparato diverse cose.

Ho imparato a essere disciplinata su tutto ciò che può farmi bene.

Ho imparato a non essere sempre disponibile, a non accettare sempre tutto, a non farmi carico dei problemi degli altri, a dire di no!

Ho imparato a perdonare i torti subiti e a lasciar andare tutte quelle persone che se ne sono già andate!

Ho imparato a chiedere se ho bisogno.

Ho imparato che la felicità sta dentro di me e nessuno me la può dare.

Ho  imparato ad avere fiducia.

Ho imparato ad apprezzare le piccole cose

L’altro giorno sono uscita di casa dopo due mesi, per andare a fare una visita medica, c’era una bell’aria milanese fredda e frizzantina, un po’ di sole velato  e ho trovato bellissima anche la mia strada un po’ sporca, con i muri dei palazzi imbrattati di scritte. Ho guardato con curiosità i piccoli cambiamenti: un nuovo negozio, gli addobbi natalizi nelle vetrine,  le luminarie appese tra una casa e l’altra, mi sono inebriata del profumo di caffè che usciva da un bar. Ho guardato la gente che camminava ancora più freneticamente del solito e mi sono sentita veramente felice di essere esentata dal caos natalizio!

La mia momentanea invalidità mi permette di rimanere fuori dalla  inutile corsa al regalo, che peraltro detesto, perché la maggior parte delle volte i regali che ricevo non mi sono per niente graditi e mi tocca riciclarli.

Non ho cenoni da preparare e sono giustificata se disdico gli inviti e quindi, fortunatamente, niente abbuffate  con relativi problemi di digestione e  di linea.

Il Natale dovrebbe essere un momento di raccoglimento e i doni, un simbolo di disponibilità ed amore verso le persone care, ma anche verso chi soffre, chi ha problemi ed è meno fortunato di noi, invece è diventata solo una festa consumistica priva di significato.

Per me quest’anno sarà un bel Natale, tranquillo, con il calore e l’affetto di pochi intimi scelti accuratamente e il dono più bello che potessi ricevere : camminare su due gambe!

SUSY  20/12/2007




permalink | inviato da HeavenonEarth il 18/5/2008 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
15 maggio 2008
DISTACCO

 




MI PRENDO UN PO' DI TEMPO...

Marco




permalink | inviato da HeavenonEarth il 15/5/2008 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
12 maggio 2008
IRENA SENDLER "Per non dimenticare"





È morta all'età di 98 anni Irena Sendler, eroina della resistenza polacca durante gli anni dell'occupazione nazista. Salvò circa 2.500 bambini ebrei del ghetto di Varsavia. La storia della sua vita venne scoperta per caso nel 1999 da alcuni studenti di un college in Kansas. “Jolenta” fu il suo nome di battaglia entrando nel 1942 nella resistenza nazionale: anticomunista e antinazista. Il suo movimento clandestino "Zagota" la incaricò di salvare quanti più possibili bambini ebrei dal ghetto di Varsavia: ne mise in salvo circa 2500. La Sendler aveva escogitato un efficacie modo per sottrarre i bambini al loro destino: utilizzava un'ambulanza, mettendo al fianco dell'autista un cane grande, i cui latrati coprivano i pianti dei piccoli.




permalink | inviato da HeavenonEarth il 12/5/2008 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
6 maggio 2008
INFIBULAZIONE "La paura di certi uomini"
 



Bambine e donne che hanno subito la mutilazione degli organi genitali, clitoride e piccole labbra, per togliere qualsiasi fonte di piacere alle fidanzate e alle mogli, per preservare la loro verginità e assicurarne la fedeltà, è una tradizione antica che risale a prima dell'Islam.



A tale proposito, proprio oggi, su RAI 3, alla trasmissione "Punto Donna" parlavano dell'infibulazione e mi è venuto in mente un post del mio caro amico Enrico Danisi che vi faccio leggere.



Secondo una notizia Ansa del luglio 2005 sono stati circa 190 gli interventi di deinfibulazione effettuati nel 2004 dal Centro di riferimento regionale contro le mutilazioni genitali femminili, che ha sede presso l’Ospedale di Careggi, a Firenze. Semplicemente senza parole, questa è la sensazione che si appropria di me di fronte a una notizia del genere. Difficile per me trovare qualcosa da dire, qualcosa di intelligente e sensato da aggiungere. Impossibile capire, inaccettabile accettare. Dio mio cosa fa fare la paura. Perché di paura, e solo di quella si tratta. La bastarda paura di bastardi uomini che temono così profondamente le proprie donne, così profondamente da non trovare altra risposta alle proprie paure che quella di minarle nel corpo, di annientarle nell’anima. Quelle stesse donne che li partoriscono, quelle stesse donne che li accudiscono, quelle stesse donne che, magari, anche li capiscono. Quanti secoli, ancora? "il sonno della ragione genera mostri" diceva Goya. Appunto. Quanti secoli di sonno, ancora? Quanti mostri?

enrico danisi


E pensare che in Italia la Costituzione vieta espressamente qualsiasi violazione all'integrità corporea della persona...




permalink | inviato da HeavenonEarth il 6/5/2008 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (81) | Versione per la stampa
sfoglia
aprile        luglio