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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
28 agosto 2007
L' amore deve essere per tutti...
  

Ricordate il mio post di marzo “ E se il celibato dei preti fosse abolito?”

"Sono innamorato di una donna e, il 2 dicembre, ci fidanzeremo in forma casta, se lei vorrà." Così Don Sante, il prete di Monterosso, oggi raccontando la sua verità davanti ai cronisti, ha reso nota anche la data in cui chiederà la mano di questa donna. Il prete ha spiegato di avere un legame affettivo con Laura, di conoscerla da 8 anni e di averla aiutata a scegliere il nome del piccino da lei partorito. Non sappiamo se sia realmente il padre biologico del nascituro, ma per essere un buon padre occorre "solamente" dare amore.

 Riporto un mio commento di allora:

Personalmente sono convinto che si possa contribuire al cammino della Chiesa pur avendo una famiglia in quanto il prete non cessa mai di essere prete, ma può scaldare anche il suo cuore e non solo quello degli altri. Gesù ha lasciato come unica arma l'Amore (per tutti altrimenti non è amore). Come può il prete "eunuco" parlare ai coniugi, ai fidanzati, ai figli se non sa neppure cosa voglia dire manovrare i sentimenti secondo il cuore di Dio, amare una donna con i sensi e l'amore universale? Certamente la mia non è la verità assoluta, ne' quella degli altri può esserla, ma credo che sia giusto (e questo è solo il mio modesto pensiero) dare anche ai preti la possibilità di scegliere.




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26 agosto 2007
Jhosef e Jazira




Era una serata calda e umida, Jhosef correva attraverso le rovine per raggiungere il reticolato prima che iniziasse il coprifuoco. Già da lontano intravedeva la casa diroccata sita nella fascia denominata: “Terra di nessuno”. Con un salto si arrampicò sul reticolato, lo scavalcò e riprese la corsa. La sirena del coprifuoco suonò non appena entrò nella casa. Si accasciò a terra esausto. Il sole stava tramontando e le prime stelle apparivano all’orizzonte. Dal buio emerse un soldato israeliano. Jhosef si irrigidì. Raccolse una pietra e si nascose dietro un muro.
“Jhosef !” chiamò il soldato.
“Jazira !” Jhosef fece cadere la pietra e si diresse verso il soldato.
Jazira si tolse l’elmetto e posò il fucile a terra. Si abbracciarono fondendosi l’uno con l’altra.
Si conoscevano da anni. Le loro famiglie vivevano nella stessa città a due passi l’una dall’altra, ma poi, vent’anni prima, la guerra, quella stupida guerra, aveva deciso che erano diversi e perciò dovevano dividersi.
Jhosef era palestinese e Jazira israeliana. Contro il volere dei propri familiari avevano continuato a vedersi di nascosto e si erano innamorati.
Con il passare degli anni avevano scoperto che non esisteva più una terra o una città dove poter vivere il loro amore. La casa diroccata era diventata la loro terra, la loro città.
Come tutti gli israeliani anche Jazira era entrata a far parte dell’esercito, come riservista e nel suo animo sperava di non andare mai a combattere, ma gli eventi la portarono a dover indossare la divisa. Jhosef invece fu inviato ad una scuola islamica e iniziato alla lettura del Corano per diventare un perfetto integralista islamico.
Nel buio della casa i due ragazzi si baciarono; si sdraiarono a terra e le loro mani iniziarono a cercarsi in modo da non dimenticare nulla una volta separati. Fecero l’amore come se quella fosse stata l’ultima volta. In silenzio. Poi si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altra.
La mattina dopo Jhosef si svegliò e vide che era rimasto solo. Jazira era andata via senza svegliarlo. Raccolse le sue cose e di corsa ritornò verso la città.
Il giorno dopo Jhosef fu chiamato dal padre, che gli disse che alcune persone volevano vederlo. Accompagnato dal padre si recò nello scantinato di una casa demolita l’anno prima dagli israeliani. Furono accolti da uomini incappucciati, i quali gli dissero che era stato scelto per una missione che avrebbe aiutato la causa dei palestinesi e avrebbe liberato la sua terra dall’invasore e lui sarebbe stato ricordato come martire. In animo suo Jhosef voleva replicare che quella non era la sua terra, lui non aveva una terra, che la sua terra era la casa diroccata con Jazira, ma forse la paura per quegli uomini lo fecero tacere.
La missione consisteva nel farsi esplodere presso un checkpoint israeliano il giorno dopo.
Il padre con le lacrime abbracciò il figlio e gli disse che era fiero di lui e che si doveva ritenere fortunato di essere stato scelto tra tanti giovani.
Jhosef passò il resto del giorno a leggere il corano insieme al padre per trovare la forza e lo spirito giusto. Dopo una frugale cena andò a dormire.
La mattina dopo sempre con il padre ritornò allo scantinato e fu preparato. Gli furono applicati candelotti di dinamite intorno alla vita; fu inserito un detonatore nella cintura collegato ad un pulsante ed in ultimo gli fecero indossare una palandrana che lo copriva dalla testa ai piedi. Tutto questo fu fatto in silenzio rotto solo dalla voce cantilenante del padre che leggeva alcuni passi del Corano, dove veniva descritto il regno dei cieli e la grandezza di Maometto.
Mentre si avviava verso il suo destino, nell’animo del giovane si accavallarono pensieri ed emozioni contrastanti: diventare un martire, ma di una causa che non sentiva fino in fondo; l’amore per Jazira, ma l’odio per l’invasore israeliano.
A pochi passi dal checkpoint israeliano vide un soldato in uniforme che, con il fucile spianato, si avvicinava a lui. Si arrestò di colpo. Sotto l’elmetto riconobbe i lineamenti di Jazira. Anche lei lo riconobbe nonostante la palandrana.
Si fermarono uno di fronte all’altra: avevano capito che nessuno dei due avrebbe ceduto. Jazira abbassò il fucile, guardò negli occhi Jhosef e disse:
“Fallo! Solo io e te, noi non apparteniamo a questa terra. La nostra terra è là nella terra di nessuno, nella casa diroccata”
Jhosef con le lacrime negli occhi abbracciò Jazira e le sussurrò all’orecchio:
“Hai ragione, siamo senza terra. Forse la troveremo in un altro posto”
Poi pose le labbra su quelle di Jazira e schiacciò il pulsante.
Lo scoppio fu tremendo. Poi il silenzio avvolse il tutto.
Lo stupore da parte dei palestinesi e dei soldati israeliani fu grande.
Ma come si sa la politica ha il sopravvento su tutto: Jhosef fu considerato un martire della causa, mentre Jazira con il suo sacrificio un’eroina.


              Anonimo 
(Buon compleanno Vivy)




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21 agosto 2007
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
 




Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.

Mahatma Gandhi



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18 agosto 2007
19 agosto 2007 "Compleanno per due"





Oggi è il nostro compleanno... non dico quanti anni ha mia moglie... non è importante, i miei invece li sapete... ciò che è importante è che ci amiamo e questo è un bene immenso. Auguri amore mio.




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14 agosto 2007
FIGLI SCOMODI "parte seconda"
 


                               Foto di Giusy Calia

Un grande cancello con questo cartello: “Istituto d’igiene mentale”.
M’introduco e tutto intorno un grande parco verde che mi da un senso di pace e di serenità, ma questa si spezza tramutandosi in tristezza ed angoscia quando faccio ingresso nei reparti che ospitano i cosiddetti “malati di mente”, non sempre tali, ma anche questi figli scomodi affetti da grande solitudine e mancanza d’amore. Si amore, anche qui negato dallo stato, dalla chiesa e soprattutto dai genitori che ritengono queste fragili creature “figli del demonio”. Agli “ospiti” (che ironia chiamarli tali) vengono tolti tutti i beni personali e messi in un cassetto insieme alla loro dignità. Vedo stanze dell’angoscia con alcuni di loro buttati su un letto di ferro imbottiti di tranquillanti e con gli occhi guardano verso l’infinito di un futuro improbabile.
Esco dalla stanza, una lacrima mi riga il viso, alzo gli occhi e vedo un crocifisso e mi viene spontaneo chiedere perché?...




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9 agosto 2007
FIGLI SCOMODI "lettera aperta"
 




I nostri figli gay sono scomodi : per la chiesa, per i partiti, per lo stato e, mi dispiace dirlo, per molte delle loro stesse famiglie. Secondo molti, sarebbe meglio se non ci fossero.
In effetti, qualcuno ha progettato e attuato soluzioni definitive al problema (dai roghi, ai lager, alle condanne a morte).
Se queste non hanno sortito i risultati sperati è solo perchè le persone omosessuali nascono subdolamente in seno a tradizionalissime famiglie eterosessuali. Più efficace della morte fisica si è rivelata, invero, la morte sociale : portare le persone omosessuali all'esclusione o ai margini della società attraverso "campagne pubblicitarie" (antiche e moderne che veicolano steriotipi negativi falsità e pregiudizi) le persone omosessuali possono essere condotte così a vergognarsi di se stesse al punto da non vivere o vivere nascostamente la propria dimenzione affettivo relazionale.
I genitori, a cui la sorte dava un figlio omosessuale dovevano vergognarsi per avere generato un peccatore pervertito che andava allontanato per non gettare discredito sulla famiglia; oppure dovevano pensare di avere generato un malato da commiserare e di cui cercare la guarigione con cure mediche e psichiatriche, internamenti, richieste di miracoli, il tutto accompagnato da grandi sensi di colpa.
Attualmente il peccato, la perversione e la malattia vanno meno di moda e il political correct impone che si convincano i genitori che i figli omosessuali vanno rispettati e amati.
Ma tutto lo sforzo viene lasciato sulle spalle dei genitori, mentre non si adottano politiche anti discriminatorie, non si attua formazione, non si fanno campagne di informazione e esplicitamente si afferma che le persone omosessuali non hanno bisogno di tutele specifiche in relazione alla propria identità. D'altra parte la giostra dei locali notturni, del turismo, del sesso è a disposizione, perchè chiedere altro?
Forse perchè le giostre dei divertimenti sono belle quando sono tali, ma diventano ghettizzanti quando sono l'unico luogo dove poter esprimere la propria identità. Forse semplicemente perchè è arrivato il momento storico della dignità, della visibilità, dei diritti.
Prima ancora del matrimonio, pacs o unioni civili, i nostri figli vogliono comunicarci e comunicare la gioia di essere se stessi.
Essi chiedono che la loro esistenza in quanto persone con un'affettività amorosa omorelazionale sia prevista e accolta con senerità da genitori, scuola, consesso civile.
Pretendono che l'omosessualità non sia più un fattore discriminante e determinante per la qualità della vita.
Tutto il resto verrà di conseguenza.
Il riconoscimento e il rispetto sociale sono importanti tanto quanto il riconoscimento dei diritti legislativi individuali e di coppia e le due cose devono procedere insieme.
E noi genitori?
Le "campagne pubblicitarie" da qualunque parte arrivino, non ci annebbiano più la mente.
L'orientamento sessuale non è più nella lista delle cose che prendiamo in considerazione per sentirci soddisfatti o meno della relazione che ci lega ai nostri figli. Saremo felici di aiutarli "a tirar su casa" quando troveranno l'amore e faremo festa, a prescindere dal loro orientamento.
Non ci convincerete più a discriminare i nostri figli.




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7 agosto 2007
Ritorno dalle vacanze in Sardegna
 


Dopo sette lunghi anni sono tornato a visitare questa terra che tutto il mondo ci invidia soprattutto per le coste immerse in un mare miracoloso che Dio ci ha regalato come un Paradiso. E’ una terra incantevole, con persone davvero ospitali e con molti ambienti ancora incontaminati. In questa cornice io e la mia famiglia abbiamo fatto la conoscenza di una persona davvero speciale, e l’incontro che fino ad allora era virtuale si è trasformato in realtà, unendo ancor più la nostra amicizia. Sto parlando di uno dei miei blogger preferiti: Visionidiblimunda. Il mio istinto non ha fallito e sono felice di aver saputo riconoscere in lei le qualità che mi attendevo e sono convinto che non ci perderemo.




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