.
Annunci online

Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
29 giugno 2007
Troppo consumismo
 



Come ogni anno il periodo primaverile porta con se Comunioni e Cresime, riti d’iniziazione religiosa che si ripetono uguali nel tempo. Mi pare che questi riti religiosi siano diventati occasione di consumismo, un pretesto per regalare ai ragazzi ogni ben di “Dio”. Non solo il classico orologio, il braccialetto, la collanina o la penna, ciò che sottolineava il passaggio dall’infanzia alla pubertà di questi ragazzi, bensì Playstation , telefonini, computer e fotocamere, fino alla raccolta di contanti per far comprare quello che vuole al festeggiato, facendo perdere il vero valore di questo momento: l’incontro fra il ragazzo e Dio. Anche le cerimonie con i ricevimenti che ne seguono dovrebbero essere più moderate. Credo che tutto ciò sia diseducativo credente o meno che ognuno di noi sia.




permalink | inviato da HeavenonEarth il 29/6/2007 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (43) | Versione per la stampa
26 giugno 2007
Oltre
 

    Ieri mia moglie mi ha portato un biglietto che conteneva  una  
   esternazione che un suo  cliente le ha dato come gentile omaggio .






Dire per dare e dare per non dire

immaginarsi di resuscitare

per avere il coraggio di morire,

capire ch’è il momento di invecchiare

ed invecchiare per poter capire

e nello stesso tempo rimandare.




permalink | inviato da HeavenonEarth il 26/6/2007 alle 13:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa
23 giugno 2007
Correre è bello





Ricordate il mio post “Sogni indotti”? Il mio incidente mi ha privato di una delle cose che più amo nella mia vita: la corsa. Correre è meraviglioso. Consiglio vivamente a tutti l’approccio a quest’attività che deve essere lenta graduale e costante. Dovrete munirvi di comode scarpe da footing (non risparmiate su queste) e di un abbigliamento sportivo che ha un costo limitato. Correre, senza esagerare, tre volte alla settimana, è uno dei migliori rimedi antistress, aiuta a bruciare il grasso superfluo, accelera il metabolismo, facilita la circolazione sanguigna, migliora la vita sessuale ed è lo sport più semplice per tutte le età e le stagioni. E’ bello correre, perché ti obbliga a stare all’aria aperta, ti fa incontrare persone che non conosci che sono felici e soddisfatte della loro fatica. La corsa va intesa come partecipazione, poi quando il grado di allenamento progredirà potrai provare a gareggiare e a metterti alla prova. All’inizio, per due o tre settimane dovrai fare lunghe passeggiate per abituare il tuo fisico alla fatica che hanno il compito di abituare i tuoi muscoli ad un lento risveglio. Poi incominciare a correre una ventina di minuti senza forzare, poi pian piano aumentare i minuti di allenamento, ma senza avere fretta. Dopo l'allenamento sarete pervasi da quella sensazione di sana e gratificante fatica fisica che ti accompagna durante tutta la giornata, fino alla sera quando ti addormenti. Ah quasi dimenticavo:  non dimenticate  di fare un po' di stretching prima e dopo l'attività sportiva.




permalink | inviato da HeavenonEarth il 23/6/2007 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (44) | Versione per la stampa
20 giugno 2007
Deliver me Sarah Brightman
 



permalink | inviato da HeavenonEarth il 20/6/2007 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
16 giugno 2007
Paralipomeni vivi


               Dipinto di Viviana Gheri



Qualcosa di insondabilmente grande permea quanto di piccolo ci accade, giorno dopo giorno. E penso che sia buona cosa per la mia mente, fintamente malata di progressismo, quella cosa che soverchie volte amerei definire mente e che, soltanto, popola la cava vastità del mio cranio. 
Ho troppo tempo da perdere, per perdere tempo a preoccuparmi di non perdere tempo. Percepisco la vita come uno spazio pieno, da vuotare piano piano o velocemente, a seconda dei casi e delle inclinazioni. Sempre ho faticato a riconoscere le mie inclinazioni, sempre ho temuto che mi toccasse in sorte, prima o poi, di dovervi riuscire. Di sicuro, odio il manicheismo bustrofedico di certe idee malate partorite da menti annoiate e annichilite da quel niente che le guida verso un niente ancora più abissale, ancora più totalizzante di quanto possa esserlo un’esistenza opaca, orfico auriga inviso al significato dell’umano. Opaco, è esattamente quello che visualizzo quando indulgo al sovrumano sforzo di pensare, esausto vago (Animula, vagula, blandula) nelle errabonde scorribande che si scatenano nelle sinapsi, pura corrente elettrica – niente più – che subdolamente si insinua nelle pieghe di una terrifica consapevolezza: arrendermi alla mediocrità. Nella predisposizione, nell’attitudine sta la vera ricchezza della vita, non nell’esperito nell’agito che, proprio perché vissuto, è passato, finito, deprivato della sua intima essenza. E, quindi, più si vive, più si sperimenta, e più si perde, e più ci si svuota. (Non nel vedere cose sempre nuove, ma nel vedere con occhi sempre nuovi….) È così difficile fare pulizia, abradere i pervicaci residui di concrezioni morbose sedimentate in anni e anni di oblio e di indifferenza, in anni e anni di sopore. Mi stupisco di come ci si possa stupire di stupirsi, e mi stupisco di stupirmi, non è stupendo? (In realtà, ci si dovrebbe solo stupire di stupirsi). Amo il corpo della donna, amo guardarlo, odorarlo, assaporarlo, centellinando con lentezza, ancora più lentezza, ancora di più, ogni dono di femmina. Sono avido di umori, di movimenti, di liquori, di densità, non per possederli, non mi seduce l’illusione del possesso, ma per godere dell’impareggiabile dono di fingersi meritori di ciò che immeritatamente ci viene concesso. La finzione, oh la finzione (Il poeta è un fingitore), quale grandiosità. È un vero peccato che non mi appartenga, un vero peccato. La non appartenenza, tuttavia, non mi impedisce di profondermi in inesausti tentativi. Forse, massì, lo concedo, forse altro non sono che il rigurgito del più bieco narcisismo invischiato e sprofondato di autoreferenzialità, e allora? Contengo moltitudini, e un’irresistibile propensione allo sprofondamento (Mefitici banchi di sabbia attendevano di risucchiargli le calpestanti suole, emanando tanfate di fogna…) fogna… fogna… che schifo, che ribrezzo, che stanchezza, che riverbero, che eco. Ma me ne sbatto le palle, non me ne frega un cazzo di capire e di etichettare, è così e basta. L’aquila impera e gode di ammirazione, lo scarafaggio è calpestato con disgusto, né l’una né l’altro hanno chiesto, è così e basta. La vita dà, la vita toglie. La vita mi ha dato. Ho saputo cogliere? Ho saputo capire? E, talvolta, penso anche a te, e penso anche di dedicarti una porzione dei miei deliri, le rare volte che abdico a loro favore (e mi stupisco che mi succeda di abdicare, e mi stupisco di….), chissà che in te non possano trovare casa. Non so di preciso dove andare, non so se ci voglio andare, anche ammesso che capisca dove, non è l’arrivo che mi interessa, ma il percorso (tutte le strade son giuste, anche quelle sbagliate, basta non esser certi, mai..) anche se, troppo spesso, in silenzio si tramuta in precorso ed è come correre all’indietro prima ancora di voler solo cominciare a capire (l’uomo nasce da un buco e passa il resto della sua vita a cercare di rientrarvi). Ma voglio andare, voglio andare, oh se lo voglio. Forse che da embrione ho introiettato, nudo animino ipersensibile, l’aspetto deteriore e distorto dell’umiltà che slabbra i contorni fino a trascolorare nella più immota sfiducia di sé? Be’, penso proprio di sì, e meno male che ho avuto chi incolpevolmente ha contribuito a grattare vie le cispe della cecità della mente e, poi, oh cazzo che stagione, ancora troppo regolata, intrisa di arrendevolezza al conformismo e di rispetto, e tuttavia una stagione di grande respiro, di vento, una stagione di scoperte, larga e veloce, stagione di cammino e di corsa, di amore e di sesso, stagione di sbronze e di botte, di poesia, di amici e di finti amici, tempo di tradimenti, di furti, di aiuto, di compassione e di violenza, stagione di bontà e di gratuità malvagità, di cattiveria e di commozione. Tutto e sempre troppo poco. Eppoi, non lo so, tutto mi sembra sempre superiore alle mie forze e questa stanchezza che mi pervade, mi sembra tutto così privo di significato, così banale, inutile. Niente vale veramente la pena, niente, tutto finisce, marcisce, nascere e aspettare di morire, questo è quell’intervallo tra un niente e un altro niente che chiamiamo vita. Un riempitivo tra due niente. Prima, il nulla, dopo, il nulla. Quale scopo, quale fine, mi sfugge, non riesco a comprendere. Il gretto nichilista mi definivo poco tempo fa, o era tanto tempo fa, non ricordo ma non importa. Dio come vorrei avere un metro e, soprattutto, come vorrei saperlo usare. Mi infastidiscono gli altri. Non sono omofobico, no, sarebbe troppo semplice, semplice è il fatto che non tollero la stupidità. E forse, io che vorrei scagliarmi contro la supposta stupidità degli altri sono più stupido di tutti loro. Ci sono così tante cose che mi offendono, tanti atteggiamenti ottusi che mi domando, Cristo, possibile che me ne accorga solo io? Ma che cosa succede a tutti? Che bel rifugio la pazzia, quale liberazione dagli umani affanni.

Enrico Danisi


    




permalink | inviato da HeavenonEarth il 16/6/2007 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
cinema
12 giugno 2007
IN UN CASSETTO DELLA MEMORIA
 

Ogni tanto mi vado a rivedere i vecchi film e inevitabilmente si riaprono i cassetti della memoria, tesori custoditi con cura, e fra questi uno di quelli che ho amato più di altri: “Nuovo cinema Paradiso”.

Passato, presente, ricordi di un tempo che fu, tra rimpianti e lacrime spezzate nel vento della passione e della memoria. La storia di un bambino con la grande passione del cinema, di quella pellicola liscia e opaca di una cinepresa. Totò cresce insieme a film indimenticabili dentro una Sicilia che ancora non ha un identità propria con gli affanni del dopoguerra. In quel paesino l’unico cinema presente è il “Paradiso” dove ogni sera viene proiettato un film. Da subito Totò diventa amico del macchinista, imparando i segreti della proiezione, ma un incendio distrugge tutto il cinema e con lui i sogni del bambino. “Nuovo cinema Paradiso” è la metafora del cerchio della vita, si cresce e si invecchia, il bambino che diventa ragazzo e poi uomo. Tutta la sua vita gira intorno al quel cinema, il grande amore per una donna, la gioia, la tristezza, i sogni ed i frammenti di ricordi con il futuro condizionato dal passato. L’amicizia che lega un uomo ed un bambino, l’amore che può avere forme diverse, come nella vita di ognuno di noi. Le musiche di Ennio Morricone ci accompagnano fatali, perché inevitabilmente non riusciremo a trattenere le lacrime  ogni volta che lo vedremo.
 




permalink | inviato da HeavenonEarth il 12/6/2007 alle 10:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (54) | Versione per la stampa
5 giugno 2007
MERCENARIE DEL SESSO



Ci chiamano prostitute, mercenarie del sesso, lo vendiamo agli angoli delle strade, al buio della notte, guadagniamo soldi con il mestiere più vecchio del mondo. Siamo sfruttate, guardate con disprezzo, indicate dalla gente per bene come la parte di umanità da disprezzare e da condannare, ma poi vogliono i nostri corpi, le sensazioni che possiamo dare loro in quei pochi minuti in cui si appartano con noi, in un sesso veloce e violento, pagato e preteso da noi e subito. Uomini che vogliono provare esperienze nuove, uomini che non hanno il coraggio di frequentare donne “normali”, perché timidi, o deviati. E dopo, quando hanno fatto sesso, si sentono sporchi, talvolta ci insultano con lo sguardo, e ci danno i soldi in modo che noi capiamo tutto il loro disprezzo. Ma poi tornano di nuovo, con quello sguardo affamato, con le mani pronte a toccare, a volerci nuovamente. Perché molte di noi, le prostitute, le facciamo perché qualcuno ci ha costretto, e non perché ci piace, anche se ci sono quelle che lo fanno per “vocazione” (insospettabili donne di famiglia e studentesse modello). E invecchi sulle strade, mezze svestite in inverno, ancor meno vestite d’estate. E poi ti rendi conto che il tempo è passato anche per te, che niente cambia, continui a fare il mestiere, e non smetterai mai. E allora ti senti male e sogni ad occhi aperti, ma quei sogni finiscono non appena si avvicinano i fari di un’auto, quella di un cliente. Sogni che si sporcano quando ti chiedono quale è il tuo prezzo, sogni che pulisci dall’odore di sudore e di vita sprecata, quando, a casa, ti fai una doccia e lavi gli indumenti che hai indossato, ma è inutile che li lavi perché te li senti sempre sporchi addosso. Poi viene la sera, e devi uscire, anche se non ne hai voglia, dimentichi di essere una persona, di avere una vita, e forse anche degli affetti. Ci chiamano prostitute, più spesso puttane, siamo mercenarie del sesso, ma vorremmo avere una vita normale, come le altre donne che hanno una famiglia, un lavoro, un marito, dei figli, che alla sera sono stanche, e stramaledicono la loro vita fatta di lavoro e di tempo che non basta mai. Vorremmo una casa, una vita scandita da ore normali, dalla spesa, dalle faccende domestiche, e la notte, tra le lenzuola pulite, una vita abbracciata ad un uomo solo, che non ti paga, dopo.






permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (59) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio        luglio