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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
22 gennaio 2013
INSEGUENDO L'AMORE
 






Le persone che amiamo, vivono già dentro di noi,

da sempre.

Anche se non lo sappiamo.
Anche se non lo abbiamo mai saputo.
Anche se dovessimo non saperlo mai.

A volte,
accade di incontrarle.

A volte. 


Vaghe idee




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sentimenti
22 maggio 2012
SALTO NEL VUOTO




Che sapore hanno i sogni di un’esistenza a lungo rincorsi, fino a intuirne l’amara e fragile natura nei nostri pensieri? E quelli abbandonati a loro stessi, che pure avrebbero potuto colorarci le giornate di una felicità più tenue ma non meno spontanea e duratura? Non trovo la risposta nelle mie tasche, ma so per certo che questi quesiti basterebbero da soli a riempire buona parte della vita di una persona. La vita prolifera di bivi, possiamo solo scegliere una strada concordemente con quanto ci sentiamo di fare in un dato momento, ed alla fine del viaggio, constatare che il nostro cammino altro non è se non la risultanza di innumerevoli decisioni (piccole o grandi che siano) prese in congiunture differenti. I miei sogni li alimento, li coccolo, a volte sono io a lasciarmi viziare da loro senza incertezze, perché la vita è una sola ed è esageratamente breve.
Scrivere cose che riposano dentro il cuore, potendo quindi dirle evitando che la mente offuscata frantumi ogni logica, scrivendo anche il silenzio, poiché scrivendo qui, sarei in qualche modo un "profanatore"... In questo paradosso di scrivere quello che non vorrei scrivere e di rimandare quello che non dovrebbe essere rimandato, comprendo solo che sto fuggendo da un orizzonte per ritrovarmi in un altro, che per quanto sospetto, cammina con me e mi invita a un ulteriore procedere, immutabilmente cambiandosi, immutabilmente cambiandomi. Chi sceglie il cammino del cuore non sbaglia mai; chiunque prende la strada sicura è come se fosse morto; a volte chi sceglie il cammino più lungo arriva prima all'appuntamento con se stesso.






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10 gennaio 2011
VOLO NON POSSIBILE ALLE PORTE DEL SOGNO

 

Aghi di mirto scavano sonde sottocutanee,

aprono come fossero rasoi
verso un unico e lungo viaggio
delle profondità del desiderio,
appeso agli angoli di un'anina
che non smette mai di cercare.

 
 

Unione di un incontrollabile incontro di cuori lontani, trattenuti da braccia invisibili della lontananza. Si affacciano alle finestre strette e minuscole di un mondo crudele, infame e iniziano a comunicare incessantemente, questi due sospiri, questi due corpi rinchiusi in barriere si aggrappano alle liane di una foresta fatta di parole silenziose per raggiungersi, per abbracciarsi nuovamente con la mente. Non possono né vedersi, né sfiorarsi, ma si danzano intorno, si inventano il viso sereno e gioioso di ognuna per poi dedicarsi a lunghe poesie di parole conosciute solo dalle loro membra profumate di indissolubile amore. Si alimentano di pensieri, di un continuo flusso di frasi, sono un cordone di indistruttibili emozioni.





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9 settembre 2010
GRANDE SIGNOR G



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3 giugno 2010
APOLOGIA DELL'ACCOGLIENZA


Ai nostri tempi l’amore diventa indispensabile per la propria realizzazione come mai lo era stato prima, e al tempo stesso impossibile perché, nella relazione d’amore, ciò che si cerca non è l’altro, ma, attraverso l’altro, la realizzazione di se… In fondo viviamo gli altri come specchi di noi, e che ogni consiglio, protesta diretta all’esterno tocchi in realtà un irrisolto della nostra intimità...






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sentimenti
9 giugno 2009
GAMBETTO DI DONNA

 



Il guaio è che amare è una cosa difficile, ed è più facile essere grandi scienziati o grandi scrittori, come ce ne sono stati. Perché l'amore non è volontà, non è studio, non è quel che si dice genio, è intelligenza, la vera sola misura della donna, e anche dell'uomo.


S. Satta, il giorno del giudizio

 

 


Sono un esploratore, ma non ricordo più quando è iniziato il viaggio. Non importa, poiché, come ogni esploratore, mi devo perdere… ed ho imparato che se non ci perdessimo, saremmo perduti...

La distanza tra esseri è un limite asintoticamente colmabile. Ogni giorno silenziosamente siamo chiamati a questa sfida occulta. Se il più delle volte è rigettata è solo perché non si dispone di un appiglio. Se lo si trova, allora inizia il duello: riempiamo virtualmente d’infinito la finitudine che siamo e che (asintoticamente) ci separa. L’appiglio più acuto è l’amore: nell’oceanico sogniamo di essere unici e di scioglierci in uno. L’intelligenza che sa cogliere la trasmutazione dell'amore in bellezza; infatti se la Luna è fascinosa lo è perché non c'è più il Sole. È ciò che sa afferrare dalla passione che (si) consuma il carbone da riscaldare a fiato ed imparare che non esistono baci, esistono persone. È imparare che le rapide moltiplicazioni si possono svolgere anche con pazienti addizioni. È riprendere lo sguardo primordiale nella ruga che non c'era per percorrere sentieri già attraversati dimenticando i risultati precedenti, spogliare i ricordi di ogni inutilità e sommare quelli ancora a venire, dimenticare che non si somma per ottenere un risultato ma per (r)aggiungere insieme. Bacio dopo bacio. Nelle ordinarie relazioni umane le grandi menzogne resistono poco; nell’amore invece si conservano nel tempo con legge direttamente proporzionale. Ma il rifiuto di smascherarle non è per il disconoscimento a cui andrebbe incontro un ego impastato di emozioni: questo è solo la corteccia dell’albero. Sotto la corteccia scorre la linfa: così saper accettare la menzogna è saper accettare una “piccola morte”.

Ombre di luce
                                                     

                                                       

 


 




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sentimenti
23 marzo 2009
AMORE DELL'ALTRO O AMORE DI SE'?





Scrive Stephen Micthell psicoanalista americano. "Se io ti do il mio amore, che cosa ti sto dando di preciso? Chi è l'Io che sta facendo questa offerta?"


"Ancora non riesco a capire la differenza, se di differenza si tratta, tra il desiderio dell'Altro e la cura di se stessi nel sentimento amore. Nella coppia è desiderabile andare incontro ai desideri dell'altro e questo sentimento richiede attenzione, tempo, sensibilità. Ma i propri desideri e quindi l'amore verso se stessi, quanto si spiegano in una relazione con l'altro? Perchè amare se stessi, e quindi ricercare la propria felicità e realizzazione nel lavoro, nella vita, nei rapporti con gli altri, può creare nell'altro dubbi e incertezze dell'altrui importanza. E allora mi chiedo: amare l'altro, desiderare il suo benessere fisico e psichico, può convivere con le ragioni dell'amore verso se stessi che presuppongono le stesse priorità? "Se è vero, come dice Freud, che l'amore è l'unica condizione per poter vivere, non c'è alcun dubbio che amare l'altro è, di fondo, amare se stessi. Questo amore di sè non è da leggere nell'accezione egoista del termine, non è la soddisfazione dei propri bisogni o dei propri desideri, non è l'autorealizzazione resa possibile dalla dedizione dell'altra. E' semplicemente ciò che rende possibile quel dialogo (che molti evitano) tra la propria parte razionale e la propria parte folle, a cui la nostra natura c'invita per giungere a una compiuta espressione di sè. Amore infatti non è una faccenda dell'Io, ossia della nostra parte razionale.
E questo ognuno lo sa quando, interrogato, non sa fornire alcuna spiegazione a chi gli chiede ragione del suo amore. Ma ognuno lo sa anche quando, pur essendo consapevole che quell'amore è sbagliato, dichiara di non potersene comunque liberare. Per la stessa ragione nessuno crede fino in fondo all'altro quando dice "Io ti amo", perchè amore non è una faccenda dell'Io, dal momento che, come ci ricorda Freud: "L'Io non è padrone in casa propria", perchè non conosce le forze che determinano quelle che l'Io considera sue scelte. Ma l'abisso folle che ci abita vuole espressioni che sappiano raggiungere le nostre regioni più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini, per assaporare come il piacere s'intreccia col dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perchè da quel fondo tutte le cose appaiono incatenate, intrecciate, innamorate, senza quelle visibili distinzioni tanto care all'Io razionale, che per questo si difende dall'inoltrarsi negli abissi del cuore. Finchè un giorno incontriamo qualcuno che nel suo volto riflette questi abissi e, come uno specchio, ce li rinvia come domanda inquietante, che turba la visione fino allora chiara e lucida che il nostro Io s'era fatto del mondo. A quel punto, quando il riflesso è reciproco, è amore, come inevitabile messa a nudo di sè tramite l'altro. La scoperta della nostra follia segreta ci attrae e c'inquieta, ma con le sole forze dell'Io non possiamo inoltrarci in quelle regioni che o sono inaccesibli o ci possono travolgere. E allora abbiamo bisogno dell'altro, come Dante di Virgilio per scendere all'Inferno. Amiano l'altro perchè tramite lui scopriamo noi stessi e l'altro tramite noi scopre se stesso. Per questo non amiamo chiunque, ma solo chi riflette fedelmente i nostri abissi. Qui è anche l'essenza del pudore che ci vieta di metterci a nudo con chiunque, ma solo con chi è fedele riflesso della parte sconosciuta di noi. Solo con lui o lei possiamo scendere nella nostra follia che ci affascina, sperando di poter riemergere e non restarne prigionieri. Apparentemente amiamo l'altro, in realtà tramite l'altro, amiano le nostre imperscrutate profondità. Una volta scese nella nostra follia, grazie alla mediazione dell'altra cui riconosciamo “di averci fatte impazzire”, non riemergiamo più come eravamo, perchè, dopo esserci concesse al cedimento dell'Io, l'altra parte ci noi ci ha contaminate. E per effetto di questa contaminazione, qualuqnue sia l'esito della vicenda d'amore, noi non siamo più quel ch'eravamo. Questa continua rinascita, sia nei segreti della fedeltà sia nei in quelli del tradimento, è ciò cui la vita, che non può vivere se non nel continuo rinnovamento di sè, c'invita, con quello sguardo ora seducente ora inquietante che ciascuno incontra in ogni vicenda d'amore, dove però non è l'altro che incontriamo, ma l'abisso della nostra anima che l'altra riflette. Amore dell'altro quindi, dettato dall'amore di sè. Di questo era ben consapevole Platone là dove scrive: "Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali esse provano una passione così ardente a essere insieme. E' allora evidente che l'anima di ciascuna vuole altre cose che non è capace di dire e perciò la esprime con vaghi presagi come divinando da un fondo enigmatico e buio."

Umberto Galimberti "da La Repubblica delle Donne".




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26 settembre 2008
PESSIMISTA O OTTIMISTA?
 


I pensieri negativi non evitano le delusioni, ma l'ottimismo si può apprendere: "aspettarsi il peggio non aiuta". Se qualcosa può andar male, lo farà, recita disincantata la legge di Murphy. Ma se il popolo dei pessimisti ha da sempre dalla sua parte una folta letteratura fatta di pagine di autori infelici e citazioni di cinica saggezza popolare, oggi gli scienziati avvertono: aspettarsi sempre il peggio dalle situazioni non serve a preservarci dalla delusione, neanche quando i fatti confermano le previsioni nefaste. A rivelarlo è uno studio di un gruppo di psicologi americani pubblicato sulla rivista Nature.
"E' meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione”, aforisma che ogni volta che apro il blog di ambrosia alias http://jericho.ilcannocchiale.it/ rileggo sempre molto volentieri. Lo diceva Albert Einstein, e la ricerca non fa che confermarlo. Gli scienziati hanno sottoposto 80 studenti a due sessioni di esami: la prima facile per tutti, la seconda più complicata per qualcuno e più semplice per altri. Così hanno dimostrato che gli studenti convinti di aver sbagliato la seconda prova erano psicologicamente in uno stato di preoccupazione e prostrazione, nonostante avessero la consapevolezza di aver affrontato un test più complesso di cui non conoscevano ancora l'esito finale. Il risultato, dicono i ricercatori, conferma che le reazioni delle persone agli sbagli o alle delusioni si riferiscono principalmente alle aspettative generali della vita. "Chi pensa di aver commesso un errore si sente peggio, indipendentemente dal risultato finale, di chi si prefigura più rosee aspettative", spiegano Margaret Marshall e Jonathan Brown, autori dello studio, che mettono al bando i cosiddetti "pensieri bui", frutto di una visione negativa della vita, retaggio della filosofia del "meglio essere pronti al peggio". Così, se l'esito è negativo, il trauma è sostenibile. Se poi fortuna vuole che ci attenda una sorpresa positiva, tanto meglio. Ma si tratta solo di un espediente che, tra l'altro, non funziona. "Purtroppo, affermano i ricercatori, non è facile correggere questo temperamento pessimista", alla cui origine c'è una forte insicurezza e una scarsa stima di sé, che diventano tratti predominanti del carattere e condizionano i comportamenti. Al contrario degli ottimisti, questi soggetti non sanno essere costanti nel perseguire gli obiettivi, al di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, e sono incapaci di puntare alle speranze di successo, tesi come sono a focalizzare le energie sulla paura del fallimento. Un timore paralizzante, con ripercussioni evidenti sul benessere del corpo, oltre che della mente. La scienza, che da qualche tempo si dedica allo studio della felicità e del pensiero positivo come elisir di sana e lunga vita, ha messo in luce la stretta correlazione tra ottimismo e salute. Vedere rosa, infatti, esorcizza il rischio di ammalarsi e cadere in depressione, e lo stesso sistema immunitario ne esce rinforzato. Ma la cosa più importante è che ottimisti si diventa. Che ribaltato significa: dal pessimismo si può "guarire". In che modo? Smettendo di autoaccusarsi, innanzitutto. Cercando di spiegarsi gli eventi in modo temporaneo, senza darsi una risposta (negativa, ovviamente) che andrebbe ad investire tutti i campi dell'esperienza, con effetti devastanti: l'eventuale insuccesso va circoscritto, senza farne una catastrofe. Mettendo in discussione la tendenza a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e imparando dagli errori. Mantenendo costante il dialogo con se stessi. E poi, sforzandosi di pensare positivo. Così sarà meno difficile vincere ma, soprattutto, più facile accettare una sconfitta. 


Dicono che davanti ad un muro si debba gioire pensando che dietro il muro ci sarà una bellissima distesa sconfinata e che noi senz'altro lo scavalcheremo...






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25 dicembre 2007
VOLETE ASSAGGIARE UN CAPPUCCINO GRIFFATO?




 



Nel cuore… è qui che abita la nostra vita. E' in questa casa...così misteriosa... così imprevedibile... così incredibilmente bella che si muove gioca danza la nostra esistenza. E da questa casa ci parla fin dalla nascita... giorno dopo giorno, anno dopo anno… con pazienza… con costanza… con gioia… Il linguaggio è sempre lo stesso… sottile dolce delicato... le emozioni. I messaggi sono chiari ma, spesso, fingiamo di non sentirli. Troppo chiasso intorno a noi, troppe parole inutili, troppo apparire, troppo vuoto. Ma, la vita è sempre lì… nel cuore... pronta a farci sentire la sua presenza… pronta a ricordarci di vivere… Basta un po' di silenzio, e tutto appare chiaro limpido vero. La via da seguire è sempre in salita... "non porta mai dalle parti del lago, sebbene sia una strada di passaggio, è tuttavia battuta"... Ma è una via che ci permette di essere autentici e spontanei, sempre in pace con noi stessi e con ciò che di più vero vive in noi. La strada dell'Amore... chi ama  "non segue la strada maestra... preferisce aprirsi da sé le sue strade…" E il cuore ci dice sempre come... senza regole... senza leggi... senza modelli. Perché sente … ascolta…sorride… piange… canta… vive… si alimenta da sé… come il sole.


Giulia   http://www.lavitanelcuore.it/





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16 ottobre 2007
ALIMENTAZIONE BILANCIATA
                                                                                   


                                                  Quadro di Viviana Gheri


I minuti contati, il telefono, il computer, poco tempo a disposizione per realizzare, per conversare e poco tempo per mangiare. Al giorno d’oggi le cose che una volta avevano valore, i luoghi, il focolare domestico, sono diventate parte di un programma dove la carriera, il mantenimento al benessere prendono il sopravvento e ci allontanano sempre più la nostra percezione ai bisogni reali. E’ per molti un’abitudine saltare la prima colazione perché in ritardo, ritagliarsi un pranzo veloce con un panino perché abbiamo un appuntamento, riprendere il figlio a scuola e accontentarli con una merenda ipercalorica, mentre noi ai nostri tempi eravamo abituati a mangiare una fetta di pane con olio e pomodoro. E poi la sera davanti al televisore ci ingurgitiamo un piatto veloce riscaldato al microonde. Gli effetti di tutto questo sono evidenti a tutti, in quanto negli ultimi anni è aumentata l’incidenza all’obesità negli adulti, ma soprattutto nei bambini, con le conseguenti incidenze di diabete, infarti e ictus. Quale è quindi lo schema da seguire? Ce lo possono dire molto bene i nonni: pasta, pane, verdure e frutta, mentre i cibi di origine animale giusto il necessario. Mantenere uno stile di vita attivo e non sedentario con un’attività fisica più volte la settimana, limitare l’uso della macchina. Ritornare alle origini alimentari dei nostri avi ci potrà garantire una buona qualità della vita per noi e tramandarla ai nostri figli.




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6 ottobre 2007
I GIOVANI E "IL MALE DI VIVERE"
 




Circondati dal benessere, gli adolescenti hanno perso di vista i principi di un’esistenza semplice e solida. In un Paese come il nostro, le famiglie vivono, mediamente, in uno stato di discreto benessere, immerse, come sono, in un mare di automobili, motorini, televisioni, computer, cellulari, videogiochi e magari anche seconde e terze case. Di riflesso, i giovani godono di una situazione estremamente favorevole. Vivono in famiglia il più a lungo possibile, felici di essere curati e protetti ma non controllati né limitati in alcun modo; ricevono un'alimentazione abbondante e variata, possono studiare a lungo, ritardando a loro piacimento l'ingresso nel mondo del lavoro, praticano sport, viaggiano ed, infine, hanno rapporti agevolati con l'altro sesso per cui anche da questo punto di vista sono largamente appagati. Sembra la ricetta della felicità! E invece non è così. In questo nuovo Paese di Bengodi, i giovani rivelano una “sofferenza di vivere” che era pressoché sconosciuta agli adolescenti di 30 o 40 anni fa, che non possedevano quasi nulla, vivevano in un ambiente familiare e sociale povero, autoritario e non avevano certo di fronte a loro grandi prospettive di lavoro e di successo. Eppure questi ragazzi erano pieni di entusiasmo e di voglia di vivere. Viene allora il sospetto che i giovani siano, in realtà, più poveri oggi di allora, poveri di spirito e di sentimenti forti, privi di tradizioni da amare e da rispettare, senza nessun rapporto con il passato (qualcuno ha detto che “chi non ha un passato non ha un futuro”), incapaci di comprendere e di accettare il mondo degli adulti, che appare loro privo di valori morali e capace solo di offrire modelli di consumismo sfrenato. Un mondo in cui all'antico detto “Cogito ergo sum”: (io penso quindi esisto) se ne è sostituito un'altro “Io consumo, quindi sono”: il che, per un giovane che si affaccia alla vita, è veramente un po’ poco! D'altronde, nella maggior parte dei Paesi industrializzati, si è ormai creato un mondo meccanico, pieno di tecnologie sofisticate, ma privo di qualsiasi altro fine che non sia quello di condurre un’esistenza più comoda ed appariscente possibile. Un mondo di personaggi che ha un unico scopo: guadagnare, ad ogni costo, sempre più denaro per poter comprare sempre più oggetti, spesso inutili; un mondo senza più dignità né orgoglio, dove violenza , arroganza e sopraffazione hanno largamente soppiantato le vecchie e nobili virtù “borghesi” della tolleranza, della pazienza, della modestia e dell'onestà. Dove sono finiti i miti che, pur con i loro limiti e talvolta le loro degenerazioni, avevano pur sempre dato un significato alla vita: lo spirito religioso e la fede nell'Aldilà, l'amore per la Patria, l'orgoglio per la propria storia e per l'appartenenza ad una terra come la nostra di antica e nobile civiltà? Tra l'altro, da tutto questo deriva che, nel nostro mondo tecnologico senza anima né cultura, non c'è neanche più posto per i bambini. Infatti, in poco più di un decennio, il numero delle nascite per anno si è ridotto, nel nostro Paese, ad un terzo (da un milione e mezzo a mezzo milione circa) ed è stato ormai superato dal numero dei morti.
Ed allora come meravigliarsi che gli adolescenti si ammalino, fino a morirne, di “mal di vivere”? Ormai, le casistiche e le denuncie relative ai problemi dei giovani rappresentano un argomento tristemente e grandemente attuale. E' un dato acquisito che il numero dei suicidi nei giovani in età inferiore ai 24 anni è aumentato a dismisura; la depressione colpisce il 10% dei ragazzi ed il 40% di questi finisce preda della droga; il 10% delle ragazze soffre di gravi disturbi del comportamento alimentare (vedi anoressia o bulimia). L'uso abituale di sostanze stupefacenti riguardava, in una statistica relativa all'anno 1998, un migliaio circa di bambini di età inferiore ai14 anni, 15mila ragazzi tra i 15 ed i 17 anni e 57mila giovani tra i 18 ed i 20 anni. Se a questi dati, già sconfortanti, si aggiungono quelli paurosi dei morti e dei feriti per incidenti stradali in auto o in motorino (15-20 morti ogni fine settimana nelle cosiddette “stragi del sabato sera”) ne risulta un quadro impressionante che giustifica l'amaro detto “l'adolescente ammala poco ma muore molto”. Perché tutto questo? Come abbiamo visto precedentemente, i motivi sono tanti e del tutto noti le soluzioni, però, sono assai più difficili.

 Piero Vignetti Professore ordinario Clinica Pediatrica
              
Università degli Studi "La Sapienza"




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DIARI
18 maggio 2007
Nostalgia dell'attesa...




La posta elettronica è uno strumento di lavoro formidabile: le lettere  si spediscono con un semplice click del mouse, vengono recapitate nell'arco di pochi secondi e praticamente non vi è alcun costo ne’ alcun francobollo, sia che si spedisca una e-mail alla settimana o mille e-mail al giorno. Ma la lettera cartacea scritta con la penna ha un fascino diverso, l’inchiostro “sporca” il foglio bianco come una macchia indelebile impressa nei ricordi della nostra vita. La magia incomincia con l’attesa dell’arrivo della busta che hai aspettato con ansia per alcuni giorni.  Quando sfili il foglio e ne senti il fruscio, avverti una sensazione unica stringendolo fra le mani, fino ad arrivare, chiudendo gli occhi, a percepire perfino l’odore di chi ti ha scritto.




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SOCIETA'
12 maggio 2007
Per loro il domani non c'è...





Sono stranieri , lavoratori vittime. Dovrebbero essere semplicemente bambini.


Una piccola mano che stringe un bicchiere di cartone, dentro al quale sono raccolti degli spiccioli. In Italia  sono circa 50.000 i bambini tra i 2 e i 12 anni ridotti in schiavitù, obbligati dai propri genitori a fare accattonaggio per le strade, un giro d’affari che rende circa 200 milioni di euro ogni anno. L’elemosina può trasformarsi da atto di generosità in una condanna, un circolo vizioso di schiavitù. Ogni centesimo che noi lasciamo nelle mani è un investimento negativo: da adulti saranno nel migliore dei casi dei disadattati e nel peggiore saranno obbligati a scegliere la strada della criminalità.

Questi bambini, che non saranno mai bambini, troppo piccoli per aver scelto di vivere in questo modo…





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7 maggio 2007
Lettera di un'amica





Quando nel corso della vita hai una perdita di un amore, di un amico o di qualunque natura essa sia...

 

 

...Eppure questo sistema per inquadrare la vita ti rende nervoso, insoddisfatto. Ci credi profondamente, con ogni fibra di te. Sdraiato, sporgi la testa dal tuo punto vista e osserva il tuo mondo a testa in giù… Percepisco teorie non digerite, inghiottite come tranquillanti. Non esistono risposte sensate al “perché?” di un affetto che si spezza, definitivo, sempre senza avvisi adeguati, sempre senza lasciarci il tempo di far qualcosa,  una parola,  un abbraccio…

Così come accettiamo, dolorosamente, e con fatica, ma con certezza, che alcune persone escano dalla nostra vita, dobbiamo accettare che altre vi possano entrare, sconvolgerla, restare o uscirne, senza risposte, senza ragioni, senza lezioni. Quelle ce le tessiamo noi, sopra i brandelli della nostra esistenza, per il bisogno di unire con un filo rosso le cose che ci capitano; per il bisogno di capire, o almeno, di credere che esista un senso, anche se non siamo in grado di comprenderlo.  Ci sono cose che non possono cambiare, e occorre accettarlo, profondamente. Ci sono cose che possiamo cambiare, e occorre lottare con tutto noi stessi...




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23 aprile 2007
Il treno della vita... viaggio interessante







La vita è come un viaggio in treno: si sale e si scende e ad ogni fermata ci saranno piacevoli sorprese ed a qualcun’altra profonde tristezze. Quando nasciamo e saliamo sul nostro treno incontreremo persone che ci accompagneranno durante tutta la nostra vita: i nostri genitori. Purtroppo a volte scendono troppo presto ad una stazione lasciandoci senza la loro compagnia ed il loro Amore. Comunque saliranno altre persone sul quel treno che per noi saranno molto importanti: i nostri amici e tutte le persone meravigliose che ameremo. Alcune di loro considereranno il viaggio come una piccola passeggiata, mentre per altri il viaggio sarà molto più lungo, altri ancora saranno sempre presenti e pronti ad aiutare coloro che ne avranno bisogno. Qualcuno lascerà in noi un vuoto incolmabile, qualcuno salirà e scenderà subito e lo avremo appena notato. Ci sorprenderemo se qualcuno dei passeggeri a cui teniamo si accomoderà in un altro vagone, e se in quel frangente ci farà fare il viaggio da soli. Naturalmente non potremo spingerci alla loro ricerca perché il posto vicino a loro è già occupato. Così è la vita, piena di sfide, sogni, speranze, conoscenze e separazioni; talvolta senza ritorno. Cerchiamo di fare il viaggio nel miglior modo possibile, cercando di andare d’accordo con i nostri vicini traendo il meglio in ognuno di loro. Ricordiamoci, che in ogni fase del tragitto uno dei nostri compagni di viaggio potrà aver bisogno della nostra comprensione, e quando anche noi vacilleremo ci sarà qualcuno a sostenerci donandoci un po’ di Amore. Il grande mistero del viaggio è che non sappiamo quando scenderemo definitivamente, e tantomeno quando gli altri passeggeri lo faranno. Nemmeno colui che è seduto proprio vicino a te. Mi dispiacerà tanto quando scenderò per sempre dal mio treno, ne sono convinto, perché le separazioni sono la cosa più dura da accettare, perché sono per sempre. Ma ho la speranza che quando arriveremo tutti alla stazione centrale, ognuno porterà con se un bagaglio in più rispetto a quando erano saliti. Quello che mi renderà felice sarà la speranza di aver contribuito ad arricchirli interiormente. Mettiamocela tutta per lasciare dei bei ricordi a coloro che proseguiranno insieme questo viaggio.

A tutti i passeggeri del mio treno,










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21 marzo 2007
E se il celibato dei preti fosse abolito?



 Sono migliaia i preti sposati nel mondo. Quello che è proibito in Italia è possibile in Grecia. Apro una discussione sui preti sposati invitando chi volesse a far sentire la propria opinione in merito. Voglio augurarmi che uno dei primi sia mio cugino www.teologia.ilcannocchiale.it teologo di grande levatura e monaco interiore  a prendere parte a questo importante dibattito. Ricordiamoci che fino al 1139 il Vaticano ha tollerato il matrimonio tra i sacerdoti.




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vita familiare
22 gennaio 2007
Violenze occulte....di corde sensibili



                       
       Foto di Giusy Calia

Non è facile stabilire lo stato di disagio che porta a comportamenti anoressici e bulimici, in quanto questa patologia che sembra in fase di diffusione può mostrare elementi comuni in quasi tutti i pazienti: disturbi relativi all'alimentazione nelle madri, figure materne che esercitano con estrema esagerazione la propria autorità, genitori poco presenti con forti aspettative sui figli e indubbiamente alcuni disturbi fisici durante la pubertà che danno avvio nell'organismo a nuovi equilibri ormonali. A mio avviso quando si instaurano patologie di questo tipo il motivo scatenante è senza dubbio la mancanza d'amore che porta questi sensibili corpi in qualche modo a ribellarsi.




permalink | inviato da il 22/1/2007 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio