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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
31 marzo 2009
GIUSEPPE TOMASELLO CI HA LASCIATO
 



L'unico mio rammarico è quello di non averti incontrato, mia moglie che ti ha conosciuto è riuscita a trasmettermi il tuo sorriso, unico in tutti i sensi, che ci ha fatto capire il valore della vita...




Lassù nel cielo brilla una luce intensa in più,
il 30 marzo 2009 Giuseppe è ritornato
alla sua dimensione di Angelo,
per vegliare su i suoi genitori
e tutti gli altri bambini ammalati come lui.
 


http://heavenonearth.ilcannocchiale.it/2007/12/03/aiutiamo_il_piccolo_giuseppe.html
http://heavenonearth.ilcannocchiale.it/2007/12/19/aiutiamo_il_piccolo_giuseppe_p.html



  Continuiamo a sostenere la ricerca per tutti
  coloro che soffrono di questa malattia.




«Giuseppe ha lottato, io accuso la ricerca »

La madre Silvia ringrazia il Meyer, ma at­tacca la ricerca italiana: 
«I tempi della ricerca pubbli­ca sono inaccettabili
»

 

 

«Mio figlio si è spento tra le mie braccia. Ha tenuto stretto il mio dito e quello di suo padre fi­no all’ultimo. Piangevo e lui mi ha guardato come per dire: 'Mam­ma smettila, sono qui'. Era sere­no, lo è sempre stato e lo è anche ora che è sdraiato sul nostro let­to. Giuseppe è venuto fuori di una bellezza rara, sembra fatto di porcellana. Non lo tocca nessuno e io almeno fino a domani terrò duro, perché gli ho promesso che avrei continuato a combattere». Sono le 22.30. Silvia Tomasello ha appena chiuso la porta di casa, a Rignano sull’Arno. Il piccolo Giuseppe è morto lunedì dopo 34 mesi di battaglia contro una ma­lattia rarissima che non lascia scampo dal nome difficile: deficit del complesso 1 della catena respi­ratoria mitocondriale. Giuseppe ha dato il nome alla fondazione che continuerà a raccogliere fi­nanziamenti per l’acquisto di mac­chinari necessari alla ricerca. Sil­via e Giuseppe (il padre) hanno dato la notizia della morte del fi­glio lunedì pomeriggio alle 17 (co­me riportava ieri La Nazione) con una catena di sms. Il sito internet della fondazione è andato in tilt. A casa di questi due genitori così coraggiosi ieri sono arrivate deci­ne e decine di persone. Giuseppe aveva conquistato tutti. Questa mattina, alle 10.30, si terranno i funerali nella parrocchia di Santa Maria Immacolata. Il piccolo sarà sepolto al cimitero monumentale dell’Antella. Ai funerali ci saran­no tantissime persone. Verranno da tutta Italia, da Firenze, dal­l’ospedale Meyer (dove ieri si re­spirava una forte commozione) e anche il Comune di Rignano sarà presente in veste ufficiale.
Silvia, cos’aveva di straordina­rio Giuseppe da far mobilitare così tante persone?
«Se va sul nostro sito vedrà due foto di quando Giuseppe fu ricoverato nel novembre 2007. Aveva 17 mesi, gli misero un son­dino naso gastrico e quando l’ane­stesista andò via lui cominciò a sorridere. Giuseppe trasmetteva gioia, forza e tanta umanità. Pen­si che ieri mattina (lunedì, ndr) quando l’ho portato via dal Meyer, lo abbiamo stubato e lui riusciva a tenere su l’ossigenazio­ne da solo. Gli ho detto ti porto via, ti porto a fare la nanna con mamma e papà e lui sorrideva. Giuseppe con quel sorriso è riu­scito a muovere il mondo».
Anche voi genitori però dal dramma di avere un figlio con una malattia incurabile, avete re­alizzato una grande cosa...
«Noi come lui non abbiamo mai mollato. Non ho pensato un solo attimo di togliergli l’alimen­tazione o il sondino. Non abbia­mo mai avuto dubbi e guardi che per nostro figlio è stato fatto tan­to, tutto il possibile. Le abbiamo provate tutte, ma purtroppo quel­la di Giuseppe è una malattia che non concede tempo».
Eppure vostro figlio ha supe­rato l’anno di vita che gli era sta­to diagnosticato...
«Questa è stata la grandezza di Giuseppe e anche la nostra che non ci siamo mai arresi e le abbia­mo provate tutte. Quello che non accetto non è tanto la morte di mio figlio ma i tempi della ricerca pubblica. I tempi della burocra­zia, i tempi di questo Paese fatto di elefanti e di sprechi. L’Italia è schifosa, qui la ricerca la devono fare i privati».
Signora, sul sito della vostra fondazione ci sono centinaia di messaggi. È una cosa incre­dibile...
«Non ho avuto tempo di guar­darci. Mio figlio è ancora lì nella nostra camera, sembra che dor­ma. Però ci tengo a leggerle un messaggio che ci è arrivato da al­cuni ricercatori: 'Sapevamo che l’epilogo sarebbe stata la tua mor­te, ma ci manchi'. Li porto nel cuore e a loro dico: 'Giuseppe ha fatto l’ultima battaglia per vince­re la guerra'».
Che guerra?
«La nostra fondazione va avanti. Ci sono altri bambini con malattie rare da aiutare. C’è Maya, c’è Filippo e c’era Mattia. Che ci ha lasciati domenica e forse ora sta giocando a calcio con Giuseppe».

Alessio Gaggioli
01 aprile 2009






permalink | inviato da HeavenonEarth il 31/3/2009 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (49) | Versione per la stampa
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