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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
26 agosto 2007
Jhosef e Jazira




Era una serata calda e umida, Jhosef correva attraverso le rovine per raggiungere il reticolato prima che iniziasse il coprifuoco. Già da lontano intravedeva la casa diroccata sita nella fascia denominata: “Terra di nessuno”. Con un salto si arrampicò sul reticolato, lo scavalcò e riprese la corsa. La sirena del coprifuoco suonò non appena entrò nella casa. Si accasciò a terra esausto. Il sole stava tramontando e le prime stelle apparivano all’orizzonte. Dal buio emerse un soldato israeliano. Jhosef si irrigidì. Raccolse una pietra e si nascose dietro un muro.
“Jhosef !” chiamò il soldato.
“Jazira !” Jhosef fece cadere la pietra e si diresse verso il soldato.
Jazira si tolse l’elmetto e posò il fucile a terra. Si abbracciarono fondendosi l’uno con l’altra.
Si conoscevano da anni. Le loro famiglie vivevano nella stessa città a due passi l’una dall’altra, ma poi, vent’anni prima, la guerra, quella stupida guerra, aveva deciso che erano diversi e perciò dovevano dividersi.
Jhosef era palestinese e Jazira israeliana. Contro il volere dei propri familiari avevano continuato a vedersi di nascosto e si erano innamorati.
Con il passare degli anni avevano scoperto che non esisteva più una terra o una città dove poter vivere il loro amore. La casa diroccata era diventata la loro terra, la loro città.
Come tutti gli israeliani anche Jazira era entrata a far parte dell’esercito, come riservista e nel suo animo sperava di non andare mai a combattere, ma gli eventi la portarono a dover indossare la divisa. Jhosef invece fu inviato ad una scuola islamica e iniziato alla lettura del Corano per diventare un perfetto integralista islamico.
Nel buio della casa i due ragazzi si baciarono; si sdraiarono a terra e le loro mani iniziarono a cercarsi in modo da non dimenticare nulla una volta separati. Fecero l’amore come se quella fosse stata l’ultima volta. In silenzio. Poi si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altra.
La mattina dopo Jhosef si svegliò e vide che era rimasto solo. Jazira era andata via senza svegliarlo. Raccolse le sue cose e di corsa ritornò verso la città.
Il giorno dopo Jhosef fu chiamato dal padre, che gli disse che alcune persone volevano vederlo. Accompagnato dal padre si recò nello scantinato di una casa demolita l’anno prima dagli israeliani. Furono accolti da uomini incappucciati, i quali gli dissero che era stato scelto per una missione che avrebbe aiutato la causa dei palestinesi e avrebbe liberato la sua terra dall’invasore e lui sarebbe stato ricordato come martire. In animo suo Jhosef voleva replicare che quella non era la sua terra, lui non aveva una terra, che la sua terra era la casa diroccata con Jazira, ma forse la paura per quegli uomini lo fecero tacere.
La missione consisteva nel farsi esplodere presso un checkpoint israeliano il giorno dopo.
Il padre con le lacrime abbracciò il figlio e gli disse che era fiero di lui e che si doveva ritenere fortunato di essere stato scelto tra tanti giovani.
Jhosef passò il resto del giorno a leggere il corano insieme al padre per trovare la forza e lo spirito giusto. Dopo una frugale cena andò a dormire.
La mattina dopo sempre con il padre ritornò allo scantinato e fu preparato. Gli furono applicati candelotti di dinamite intorno alla vita; fu inserito un detonatore nella cintura collegato ad un pulsante ed in ultimo gli fecero indossare una palandrana che lo copriva dalla testa ai piedi. Tutto questo fu fatto in silenzio rotto solo dalla voce cantilenante del padre che leggeva alcuni passi del Corano, dove veniva descritto il regno dei cieli e la grandezza di Maometto.
Mentre si avviava verso il suo destino, nell’animo del giovane si accavallarono pensieri ed emozioni contrastanti: diventare un martire, ma di una causa che non sentiva fino in fondo; l’amore per Jazira, ma l’odio per l’invasore israeliano.
A pochi passi dal checkpoint israeliano vide un soldato in uniforme che, con il fucile spianato, si avvicinava a lui. Si arrestò di colpo. Sotto l’elmetto riconobbe i lineamenti di Jazira. Anche lei lo riconobbe nonostante la palandrana.
Si fermarono uno di fronte all’altra: avevano capito che nessuno dei due avrebbe ceduto. Jazira abbassò il fucile, guardò negli occhi Jhosef e disse:
“Fallo! Solo io e te, noi non apparteniamo a questa terra. La nostra terra è là nella terra di nessuno, nella casa diroccata”
Jhosef con le lacrime negli occhi abbracciò Jazira e le sussurrò all’orecchio:
“Hai ragione, siamo senza terra. Forse la troveremo in un altro posto”
Poi pose le labbra su quelle di Jazira e schiacciò il pulsante.
Lo scoppio fu tremendo. Poi il silenzio avvolse il tutto.
Lo stupore da parte dei palestinesi e dei soldati israeliani fu grande.
Ma come si sa la politica ha il sopravvento su tutto: Jhosef fu considerato un martire della causa, mentre Jazira con il suo sacrificio un’eroina.


              Anonimo 
(Buon compleanno Vivy)




permalink | inviato da HeavenonEarth il 26/8/2007 alle 1:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
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