.
Annunci online

Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
16 giugno 2007
Paralipomeni vivi


               Dipinto di Viviana Gheri



Qualcosa di insondabilmente grande permea quanto di piccolo ci accade, giorno dopo giorno. E penso che sia buona cosa per la mia mente, fintamente malata di progressismo, quella cosa che soverchie volte amerei definire mente e che, soltanto, popola la cava vastità del mio cranio. 
Ho troppo tempo da perdere, per perdere tempo a preoccuparmi di non perdere tempo. Percepisco la vita come uno spazio pieno, da vuotare piano piano o velocemente, a seconda dei casi e delle inclinazioni. Sempre ho faticato a riconoscere le mie inclinazioni, sempre ho temuto che mi toccasse in sorte, prima o poi, di dovervi riuscire. Di sicuro, odio il manicheismo bustrofedico di certe idee malate partorite da menti annoiate e annichilite da quel niente che le guida verso un niente ancora più abissale, ancora più totalizzante di quanto possa esserlo un’esistenza opaca, orfico auriga inviso al significato dell’umano. Opaco, è esattamente quello che visualizzo quando indulgo al sovrumano sforzo di pensare, esausto vago (Animula, vagula, blandula) nelle errabonde scorribande che si scatenano nelle sinapsi, pura corrente elettrica – niente più – che subdolamente si insinua nelle pieghe di una terrifica consapevolezza: arrendermi alla mediocrità. Nella predisposizione, nell’attitudine sta la vera ricchezza della vita, non nell’esperito nell’agito che, proprio perché vissuto, è passato, finito, deprivato della sua intima essenza. E, quindi, più si vive, più si sperimenta, e più si perde, e più ci si svuota. (Non nel vedere cose sempre nuove, ma nel vedere con occhi sempre nuovi….) È così difficile fare pulizia, abradere i pervicaci residui di concrezioni morbose sedimentate in anni e anni di oblio e di indifferenza, in anni e anni di sopore. Mi stupisco di come ci si possa stupire di stupirsi, e mi stupisco di stupirmi, non è stupendo? (In realtà, ci si dovrebbe solo stupire di stupirsi). Amo il corpo della donna, amo guardarlo, odorarlo, assaporarlo, centellinando con lentezza, ancora più lentezza, ancora di più, ogni dono di femmina. Sono avido di umori, di movimenti, di liquori, di densità, non per possederli, non mi seduce l’illusione del possesso, ma per godere dell’impareggiabile dono di fingersi meritori di ciò che immeritatamente ci viene concesso. La finzione, oh la finzione (Il poeta è un fingitore), quale grandiosità. È un vero peccato che non mi appartenga, un vero peccato. La non appartenenza, tuttavia, non mi impedisce di profondermi in inesausti tentativi. Forse, massì, lo concedo, forse altro non sono che il rigurgito del più bieco narcisismo invischiato e sprofondato di autoreferenzialità, e allora? Contengo moltitudini, e un’irresistibile propensione allo sprofondamento (Mefitici banchi di sabbia attendevano di risucchiargli le calpestanti suole, emanando tanfate di fogna…) fogna… fogna… che schifo, che ribrezzo, che stanchezza, che riverbero, che eco. Ma me ne sbatto le palle, non me ne frega un cazzo di capire e di etichettare, è così e basta. L’aquila impera e gode di ammirazione, lo scarafaggio è calpestato con disgusto, né l’una né l’altro hanno chiesto, è così e basta. La vita dà, la vita toglie. La vita mi ha dato. Ho saputo cogliere? Ho saputo capire? E, talvolta, penso anche a te, e penso anche di dedicarti una porzione dei miei deliri, le rare volte che abdico a loro favore (e mi stupisco che mi succeda di abdicare, e mi stupisco di….), chissà che in te non possano trovare casa. Non so di preciso dove andare, non so se ci voglio andare, anche ammesso che capisca dove, non è l’arrivo che mi interessa, ma il percorso (tutte le strade son giuste, anche quelle sbagliate, basta non esser certi, mai..) anche se, troppo spesso, in silenzio si tramuta in precorso ed è come correre all’indietro prima ancora di voler solo cominciare a capire (l’uomo nasce da un buco e passa il resto della sua vita a cercare di rientrarvi). Ma voglio andare, voglio andare, oh se lo voglio. Forse che da embrione ho introiettato, nudo animino ipersensibile, l’aspetto deteriore e distorto dell’umiltà che slabbra i contorni fino a trascolorare nella più immota sfiducia di sé? Be’, penso proprio di sì, e meno male che ho avuto chi incolpevolmente ha contribuito a grattare vie le cispe della cecità della mente e, poi, oh cazzo che stagione, ancora troppo regolata, intrisa di arrendevolezza al conformismo e di rispetto, e tuttavia una stagione di grande respiro, di vento, una stagione di scoperte, larga e veloce, stagione di cammino e di corsa, di amore e di sesso, stagione di sbronze e di botte, di poesia, di amici e di finti amici, tempo di tradimenti, di furti, di aiuto, di compassione e di violenza, stagione di bontà e di gratuità malvagità, di cattiveria e di commozione. Tutto e sempre troppo poco. Eppoi, non lo so, tutto mi sembra sempre superiore alle mie forze e questa stanchezza che mi pervade, mi sembra tutto così privo di significato, così banale, inutile. Niente vale veramente la pena, niente, tutto finisce, marcisce, nascere e aspettare di morire, questo è quell’intervallo tra un niente e un altro niente che chiamiamo vita. Un riempitivo tra due niente. Prima, il nulla, dopo, il nulla. Quale scopo, quale fine, mi sfugge, non riesco a comprendere. Il gretto nichilista mi definivo poco tempo fa, o era tanto tempo fa, non ricordo ma non importa. Dio come vorrei avere un metro e, soprattutto, come vorrei saperlo usare. Mi infastidiscono gli altri. Non sono omofobico, no, sarebbe troppo semplice, semplice è il fatto che non tollero la stupidità. E forse, io che vorrei scagliarmi contro la supposta stupidità degli altri sono più stupido di tutti loro. Ci sono così tante cose che mi offendono, tanti atteggiamenti ottusi che mi domando, Cristo, possibile che me ne accorga solo io? Ma che cosa succede a tutti? Che bel rifugio la pazzia, quale liberazione dagli umani affanni.

Enrico Danisi


    




permalink | inviato da HeavenonEarth il 16/6/2007 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio        luglio