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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
5 giugno 2007
MERCENARIE DEL SESSO



Ci chiamano prostitute, mercenarie del sesso, lo vendiamo agli angoli delle strade, al buio della notte, guadagniamo soldi con il mestiere più vecchio del mondo. Siamo sfruttate, guardate con disprezzo, indicate dalla gente per bene come la parte di umanità da disprezzare e da condannare, ma poi vogliono i nostri corpi, le sensazioni che possiamo dare loro in quei pochi minuti in cui si appartano con noi, in un sesso veloce e violento, pagato e preteso da noi e subito. Uomini che vogliono provare esperienze nuove, uomini che non hanno il coraggio di frequentare donne “normali”, perché timidi, o deviati. E dopo, quando hanno fatto sesso, si sentono sporchi, talvolta ci insultano con lo sguardo, e ci danno i soldi in modo che noi capiamo tutto il loro disprezzo. Ma poi tornano di nuovo, con quello sguardo affamato, con le mani pronte a toccare, a volerci nuovamente. Perché molte di noi, le prostitute, le facciamo perché qualcuno ci ha costretto, e non perché ci piace, anche se ci sono quelle che lo fanno per “vocazione” (insospettabili donne di famiglia e studentesse modello). E invecchi sulle strade, mezze svestite in inverno, ancor meno vestite d’estate. E poi ti rendi conto che il tempo è passato anche per te, che niente cambia, continui a fare il mestiere, e non smetterai mai. E allora ti senti male e sogni ad occhi aperti, ma quei sogni finiscono non appena si avvicinano i fari di un’auto, quella di un cliente. Sogni che si sporcano quando ti chiedono quale è il tuo prezzo, sogni che pulisci dall’odore di sudore e di vita sprecata, quando, a casa, ti fai una doccia e lavi gli indumenti che hai indossato, ma è inutile che li lavi perché te li senti sempre sporchi addosso. Poi viene la sera, e devi uscire, anche se non ne hai voglia, dimentichi di essere una persona, di avere una vita, e forse anche degli affetti. Ci chiamano prostitute, più spesso puttane, siamo mercenarie del sesso, ma vorremmo avere una vita normale, come le altre donne che hanno una famiglia, un lavoro, un marito, dei figli, che alla sera sono stanche, e stramaledicono la loro vita fatta di lavoro e di tempo che non basta mai. Vorremmo una casa, una vita scandita da ore normali, dalla spesa, dalle faccende domestiche, e la notte, tra le lenzuola pulite, una vita abbracciata ad un uomo solo, che non ti paga, dopo.






permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (59) | Versione per la stampa
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