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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
29 maggio 2007
SOGNI INDOTTI







Stavamo tornando da un bel Natale da amici. Avevo posteggiato l’auto ed avevo cominciato ad attraversare la strada, mentre mia moglie mi aveva preceduto ed era già dall’altra parte. Mia figlia fortunatamente era rimasta dormire a casa dei nostri amici. Ero al centro della mezzeria aspettando che la macchina transitasse ed invece si fermò per farmi attraversare; l’altra che proveniva in senso contrario non mi vide…

Questo il referto all’ospedale: trauma cranico, tredici costole fratturate delle quali due avevano lacerato la milza (poi asportatami nell’intervento chirurgico d’urgenza) e una il polmone; frattura  scomposta della scapola  sinistra, frattura del traverso D4, prognosi riservata.  Seppi, dopo, che sono stato tenuto in coma farmacologico  per sette giorni.

Posso dire con certezza una cosa: durante lo stato di coma l’essere umano passa attraverso esperienze che sono diverse dai sogni, allucinazioni che ci trascinano in un mondo simile al nostro, con storie fantastiche, di passato e futuro.  Ciò che ho visto e sentito io è di una chiarezza incredibile, infatti a distanza di due anni e mezzo ricordo ogni frammento di ciò che ho vissuto. Ho “veduto” delle certezze, l’amore della mia famiglia e l’allontanamento di una carissima amica, che puntualmente si è avverato, e la presenza di mio padre che non mi ha lasciato nonostante non sia più con me da quasi trent’anni. Affiorai in un mondo di silenzio, con i miei pensieri, le mie sensazioni, da cui però erano escluse le preoccupazioni della vita di ogni giorno. Data l’assenza di qualsiasi dolore fisico, questo mio corpo era leggero. Quando dopo qualche giorno ripresi contatto con l’ambiente, quando cioè uscii dallo stato di coma, mi resi conto che in realtà questo corpo era martoriato da flebo, cannelli, catetere  e quant’altro.  E da li cominciarono i miei problemi psicologici legati alla paura di non potercela fare a tornare a una vita normale, la preoccupazione di non poter tornare a lavorare, il pensiero a mia figlia e a mia moglie. Quasi sei mesi di convalescenza fisica, per quella mentale chissà quanto tempo dovrà ancora trascorrere per le mutate condizioni della qualità della vita. Eppure sono qui, e Rita che ha vissuto un’esperienza simile alla mia può capire, con la fortuna di esserci ancora per le persone che amo e che mi amano. Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino e lo sono tutt’ora, con la grande forza di non arrendersi, mai.

 




permalink | inviato da il 29/5/2007 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (72) | Versione per la stampa
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